5elafabook, lo Stato Islamico Ha un Suo Social Network

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La vita di un jihadista appartenente al gruppo del cosiddetto Califfato Islamico in rete non è cosa facile. Bannato da una parte, espulso dall’altra, denunciato alle autorità nella maggior parte dei casi, esso si rifugia spesso tra le pagine social per comunicare i suoi messaggi del terrore. E non solo. Il social è diventato uno strumento articolato al punto da consentire a queste reti criminali di postare messaggi che ne consentano l’azione e l’organizzazione territoriale, la diffusione di propaganda, spesso elemento essenziale per la loro stessa vita, la legittimazione rispetto ad altri gruppi territoriali in cerca di una presunta autonomia anch’essi. Fatto sta che lunedì scorso è apparso 5elafabook, un social network che ricorda Facebook per messaggi di benvenuto e grafica, dedicato agli estremisti islamici in attesa di riconoscimento.

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Quello che sappiamo al momento è che la piattaforma è stata realizzata usando il programma SocialKit, che consente reti di collegamento personalizzate. Scelta piuttosto inaspettata dalle stesse mani che hanno realizzato i video di propaganda di Al Hayat, per intenderci quelli con le uccisioni barbariche usate come bandiera rispetto alla “minaccia occidentale”, che se non altro brillano per una certa qualità nella registrazione e nel montaggio. Reuters riferisce che nella registrazione è stato inserito un indirizzo appartenente alla città irachena di Mosul, effettivamente considerata una sorta di capitale per Isis, unito però a un falso numero di telefono egiziano. La chiarezza non regna certo sovrana, nemmeno tra gli stessi jihadisti. In alcuni del loro forum online sono apparse discussioni stucchevoli in cui si ribadisce che non esiste piattaforma online sicura per lo Stato Islamico per via dei server controllati dai governi, i quali nona avrebbero problemi a risalire agli indirizzi IP. Principio che potrebbe estendersi anche ai  tweet e ai post su Facebook, a maggior ragione.

dynamic_resize(foto: storage.canoe.ca)

Quello che risalta è sicuramente il messaggio piuttosto perentorio rivolto agli aderenti, per altro già visto in altre occasioni come quelle dei video. Come mostra l’immagine sovrastante, sbiadita per via della chiusura temporanea in cui attualmente versa il sito, la piattaforma intende essere vista come assolutamente indipendente dallo Stato Islamico, del quale si propone solo di raccogliere le forze. Tale chiusura temporanea potrebbe essere causa tanto dei servizi di intelligence quanto degli smanettoni di Anonymous, che hanno lanciato una vera e propria cyberwar al Califfato. Sicuramente l’intenzione dei creatori è quella di un suo veloce ritorno all’operatività. Una prova di forza per l’Isis che sta facendo della promozione della sua immagine un cavallo di battaglia da condividere dopo ogni attentato e conquista. Nel mentre si lavora per fermare il terrorismo in medio oriente e in Nord Africa, 5elafabook ci ricorda che c’è un’altra guerra, tutta virtuale da combattere. E c’è anche un messaggio piuttosto chiaro per noi che sembra dire “non sottovalutateci, siamo ovunque, anche online”. Che non fossero uomini delle caverne divisi tra fughe e lotte intestine lo avevamo capito da tempo. Il messaggio di questo social ce lo ricorda con più forza.

5elafabook(foto: formiche.net)