Le Grotte di Lascaux

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Il 12 settembre di ben 76 anni fa quattro ragazzi e un cane, durante un’escursione nella valle del fiume Vézère, scoprono un cunicolo e decidono di entrare. Davanti ai loro occhi una fra le scoperte più famose al mondo: 600 pitture di quasi 18mila anni fa. Oggi conosciute come “Le Grotte di Lascaux”.

In questa caverna, divisa in diverse sale, si trovano esempi di opere d’arte parietale risalenti al Paleolitico superiore, opera degli uomini di Cro Magnon. I disegni rupestri rappresentano grandi animali dell’epoca, resi in maniera dettagliata e con moltissimi particolari. L’opera più conosciuta è “La Mucca che Salta”, presente nella cosiddetta “Sala dei Tori”.

grotte di lascaux

Dopo la scoperta fatta nel 1940, la grotta venne aperta al turismo di massa dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ma l’anidride carbonica prodotta dai 1.200 visitatori giornalieri non faceva altro che danneggiare visibilmente le pitture tanto che, nel 1963, le caverne vennero chiuse al pubblico e i dipinti vennero restaurati al loro stato originale.

Nonostante le continue attenzioni da parte degli studiosi, dal 1998 grandi infestazioni fungine hanno invaso molte delle sale e richiesto altri interventi di manutenzione straordinaria. Nel 2007 un nuovo sistema di condizionamento dell’aria ha causato la veloce diffusione di un fungo filamentoso (Fusarium fusani) che ha richiesto un ulteriore intervento di manutenzione nell’anno seguente. Oggi i dipinti sono monitorati quotidianamente ed è stato attivato un comitato scientifico internazionale con la finalità di studiare le migliori tecniche per tutelare l’ambiente del complesso.

Nel 1983 è stata però aperta “Lascaux II”, una copia della grotta originale dove sono perfettamente riprodotte le opere rupestri. Questa ricostruzione, situata poco lontano dal vero sito archeologico, accoglie più di 280mila visitatori all’anno.

Malgrado non sia possibile osservare da vicino le opere rupestri, la grotta di Lascaux viene oggi ricordata come “La Cappella Sistina del Paleolitico”.