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A Diego Piacentini i titoli non mancano: bocconiano, ex Senior Vice President International in Amazon (ora in aspettativa) ed ex General Manager e Vice President per l’Europa in Apple, è inoltre attivo nel board di fondi a sostegno di istruzione e sanità in Kenya e di startup innovative in India. Sarà per questo che è stato chiamato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi a capitanare il Team per la Trasformazione Digitale della pubblica amministrazione.

L’obiettivo è quello di una doppia semplificazione: da un lato per i cittadini, che grazie a interfacce applicative (API) semplici e sicure potranno accedere a portali e procedure direttamente da mobile, dall’altro per l’amministrazione stessa, che sfruttando big data e machine learning potrà analizzare facilmente quelle enormi quantità di dati sui quali basa decisioni troppo spesso poco tempestive ed efficienti.

L’approccio di Piacentini, che ha anche sintetizzato in un decalogo, è apprezzabile. Il manager, che lavorerà pro bono, vuole sfruttare gli strumenti interattivi esistenti puntando a migliorarli, guardando anche e soprattutto ai modelli internazionali. Parole d’ordine: privacy, semplicità e trasparenza. Verranno utilizzate tecnologie open source, strutture service-oriented e intelligenza artificiale, e tutto (errori compresi) sarà documentato e analizzato pubblicamente.

Il “team”, però, non esiste ancora. Piacentini collaborerà con Paolo Barberis, creatore di Dada e co-fondatore, tra le altre, dell’acceleratore Nana Bianca, della delegazione italiana di Internet Society e di Italia Startup. Ai due luminari serve però il contributo di altri esperti del settore, e sono tredici le posizioni ancora aperte.

Si cercano talenti con padronanza della lingua inglese e con esperienze concrete in informatica, matematica e statistica. In particolare, i troni vacanti riguardano i rami big data, cybersecurity, pagamenti digitali, sviluppo mobile e app, content design, sviluppo software, metrics&analytics, nonché professionisti in collaborazioni internazionali e attuazione dei progetti. La durata del contratto sarà di almeno un anno, con la disponibilità a proseguire fino a settembre 2018. I prescelti riceveranno uno stipendio tra i 70mila e i 120mila euro l’anno e saranno per lo più situati a Roma. Non ci sarà un rimborso di eventuali trasferimenti per chi non risiede nella capitale. Il tipo di contratto verrà definito in base alla disciplina applicabile e, si precisa, non sarà previsto un dress code.

È prevista invece una serie di difficoltà che chi verrà inserito nell’ambiente deve essere pronto ad affrontare. I candidati, avvisa il sito della presidenza del consiglio, incontreranno incagli di tipo tecnico, trovandosi ad armeggiare tra tecnologie obsolete, mancato allineamento dei sistemi e scarsa attenzione alla user experience. Non solo: le difficoltà toccheranno anche la sfera operativa, dato che i prescelti avranno l’onore e l’onere di stravolgere lo status quo circondati, da un lato, da chi è affezionato alla burocrazia, e dall’altro da chi guarda l’innovazione con un connubio di sospetto e rassegnazione. Chiunque non tema di scontrarsi con la tradizionale ingessatura tipica del settore, può farsi avanti candidandosi qui.