ABA English, l’App che ti Insegna l’Inglese con i Film

A ogni studente viene assegnato un docente, che lo guida attraverso l’apprendimento, indicando i miglioramenti raggiunti e motivandolo nel caso fatichino ad arrivare. Anche se, tendenzialmente, non faticano: il terzo tratto fondamentale della piattaforma è la continuità d’apprendimento. Il corso può essere portato avanti da qualsiasi dispositivo, in modo tale che a seconda degli impegni quotidiani l’alunno possa gestire il proprio percorso alternando tablet, smartphone e pc, con la consapevolezza che ogni progresso rimarrà registrato nel proprio account.

App Android ABA English 2L’app è presente in due versioni, gratuita e a pagamento. Il corso Premium, che in realtà arriva a costare anche meno di 5 euro al mese, permette di accedere a tutti i contenuti (film, video-lezioni, esercizi) per ciascuno dei 6 livelli (che vanno da “beginners” a “business”), di avere a disposizione un professore in ogni momento e senza limiti di tempo, di gestire in modo flessibile il corso anticipando o ripassando qualsiasi step, e di ottenere un certificato linguistico. Sì, perché il quarto tratto distintivo di ABA è l’accordo stretto a marzo 2016 con Cambridge English, che l’ha resa la prima accademia completamente digitale autorizzata a rilasciare esami e certificati Cambridge. Premiata nel 2015 come migliore app educativa ai Reimagine Education Awards (che sono un po’ gli Oscar dell’educazione), nel 2016 ha lanciato con RCS Media Group ed ETS il Rizzoli English Campus, un prodotto formativo (e finalmente innovativo) per gli insegnanti italiani.

Sarà la somma cumulata di tutti questi elementi, ma la crescita di ABA English è stata esponenziale: da mezzo milione di alunni nel 2013 agli oltre 10 milioni del maggio 2016, provenienti da oltre 170 paesi (dal Brasile alla Russia, dal Venezuela al Canada). Ed è proprio a maggio che ABA riceve il secondo finanziamento dalla sua fondazione (nonché il più alto nella storia per una startup spagnola del settore), ben 10,5 milioni di euro. Al cospicuo round partecipano, tra gli altri, Nauta Capital, che ha guidato la prima iniezione di capitale di 2,5 milioni nel 2014, l’imprenditore spagnolo Iñaki Ecenarro (ex proprietario di Trovit), e il fondo di private equity londinese –presente anche nella Silicon Valley– Kennet Partners.