Alimentare: Tra Impresa, Consumo Responsabile e Diritti degli Animali – Intervista a Elisa Bianco di CIFW

Da consumatori, è possibile aiutare e sostenere un allevamento responsabile? Ci sono marche da preferire ed altre da evitare? 

Il ruolo dei consumatori nell’influenzare lo sviluppo delle filiere è fondamentale. Il punto di partenza dovrebbe essere sempre quello di fare scelte consapevoli, cercando di conoscere quali sono gli standard di allevamento dei prodotti che si sta acquistando. Sicuramente una delle prime fonti d’informazione sono le etichette, anche se in molti casi queste tendono a riportare informazioni sul Paese di origine dei prodotti, ma quasi nessuna sui sistemi di allevamento utilizzati.

In questo caso, ad esempio, i polli sono fortunati, perché alcune indicazioni sui loro standard di allevamento (come presenza di luce naturale o densità ridotte) possono essere riportate in etichetta e, di solito, chi lavora con questi standard, lo comunica anche sulle confezioni. Oltre alle etichette, spesso i produttori che allevano in sistemi maggiormente rispettosi del benessere animale fanno ricorso anche ad altri mezzi per comunicare ciò che li distingue: collaborazioni con ONG, pubblicità, comunicazioni nei punti vendita, sui siti internet, su Facebook, ecc. Il consumatore può fare la differenza, informandosi e chiedendo direttamente alle aziende, ai supermercati o al macellaio come sono stati allevati gli animali. Alcune organizzazioni, come la nostra, si occupano esclusivamente di benessere animale e collaborano con le aziende alimentari per migliorare gli standard di allevamento.

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Ad oggi, quali sono le più grandi vittorie che avete portato a casa? 

Sicuramente la più grande vittoria a livello europeo è arrivata dopo una campagna durata dieci anni, quando, nel 1997, gli animali sono stati legalmente riconosciuti come esseri senzienti. Altri importanti successi legislativi comprendono il divieto dei cubicoli individuali per i vitelli, la messa al bando parziale delle gabbie di gestazione per le scrofe e la Direttiva sulle galline ovaiole, che vieta l’utilizzo di gabbie non modificate. A quest’ultima normativa si aggiunge anche l’entrata in vigore di un sistema di etichettatura chiara e obbligatoria che permette di conoscere da che tipo di allevamento provengono le uova che stiamo comprando.

Dal 2007, inoltre, attraverso il nostro Settore Alimentare, collaboriamo con supermercati, produttori e catene di ristorazione per migliorare gli standard di allevamento e dare un riconoscimento alle buone pratiche con i nostri Premi Benessere Animale. Le aziende vincitrici lavorano con noi per raggiungere i criteri specie-specifici che stanno alla base di ogni Premio, realizzando lungo il cammino cambiamenti sostanziali nelle loro politiche di approvvigionamento di carne, uova, latte e prodotti caseari. A oggi, oltre 250 milioni di animali ogni anno traggono beneficio dalle scelte compiute dai nostri vincitori.