Abbiamo Analizzato nel Dettaglio il Nuovo Logo della Juventus

Juventus

Non si può certo dire che la notizia fosse nell’aria da tempo, perché di fatto questa volta sono stati colti tutti di sorpresa. Un invito, un luogo (la Cavallerizza del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano), una data (lunedì 16 gennaio 2017), il nome dell’evento (Black and White and More) e l’accenno generico di una novità che avrebbe lasciato tutti a bocca aperta.

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Tanto è bastato alla Juventus Football Club per presentare a tutto il mondo, calcistico e non, il suo nuovo logo.

Un marchio nuovo, composto da una doppia J, pronto di fatto ad aprire uno nuovo capitolo della storia ultracentenaria del club di Torino. Realizzato da Interbrand, società tra le più prestigiose al mondo nella consultancy, strategy, analytics, valuation, design e naming del brand, il nuovo logo segna di fatto il passaggio, almeno da un punto di vista grafico, dallo stemma classico a un simbolo più stilizzato, iconico e monocromatico.

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“Mi emoziono persino quando leggo sul giornale la lettera J in qualche titolo. Penso subito alla Juve”, diceva l’indimenticato avvocato Gianni Agnelli, legato intimamente per tutta la sua vita al club bianconero. “Noi vogliamo innovare pur mantenendo la nostra identità e l’essenza di sempre, ovvero il campo e la vittoria”, ha ripetuto come un mantra il nipote Andrea, presidente della Juventus dal 2010, nel corso della serata.

Ed è proprio da queste due esigenze, che corrono sui binari paralleli della tradizione e dell’innovazione, che è nato il nuovo logo della Juventus. Il primo (o forse l’ultimo) passo di un lungo cammino volto all’espansione del club bianconero in mercati che esulano da quello calcistico, come quelli relativi al campo digitale, sociale, commerciale e d’intrattenimento.

ha spiegato l’attuale numero uno del club di corso Galileo Ferraris.

La storia

In quasi 120 anni di storia, la Juventus ha cambiato il proprio stemma una decina di volte, ma solo in due casi la nuova proposta si è discostata in maniera netta dal logo tradizionale: la zebra rampante che sostituì toro e corona nel 1926 e la zebra in stile quasi optical art del 1979. Per il resto, sono sempre stati utilizzati alcuni tratti caratteristici del club: lo shape ovale, la presenza delle strisce bianche e nere, la scritta “Juventus” e i simboli della città di Torino: il toro rampante e la corona. Anche l’ultimo (o meglio, il penultimo) restyling, datato 2004 e operato sempre da Interbrand, presentava questi elementi.

Il brand

Mentre i tifosi di lunga data e i conservatori storcono il naso davanti alla nuova proposta, una parte del tifo bianconero si è detta subito entusiasta della novità, dichiarandosi pronta a sostenere il club con una maggiore partecipazione.

Due correnti di pensiero che necessitano sicuramente di tempo per avvicinarsi. Tempo che, tuttavia, potrebbe ridimensionarsi grazie alla vittoria, storicamente capace di mettere tutti d’accordo. Così, visto che la Juve (almeno in campo nazionale) sembra non avere ancora rivali capaci di insidiarla, non dovrebbe passare molto prima di vedere le due fazioni abbracciarsi sulle tribune dello Stadium.

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Per capire se la scelta, da un punto di vista commerciale, sia stata giusta o meno servirà comunque tempo. Come ci ricorda ICM, gruppo internazionale di servizi professionali specializzati nella valutazione, valorizzazione e finanza dei beni immateriali e della proprietà intellettuale, competitive intelligence, innovazione e trasferimento tecnologico, nel suo report sul Valore del Brand, quest’ultimo ha un ruolo importante nella generazione dei risultati finanziari dei business ad esso associati. Il marchio, che può essere visto come la sintesi di tutte le associazioni emozionali e razionali che costituiscono l’identità di marca, determinante per offrire un orientamento ai clienti, è tra gli intangibili l’asset più tangibile e, in quanto tale, sta acquisendo sempre più valore economico-finanziario.

Il design

Per gli amanti dell’estetica, abbiamo fatto analizzare il nuovo logo della Juventus a un esperto del settore grafico. Stiamo parlando di Marco Sias, 34 anni, fondatore di MS Graphic e da molti indicato come il più bravo graphic designer italiano in ambito calcistico.

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“Il nuovo logo rappresenta, probabilmente, il più grande re-branding in ambito calcistico. Juventus e Interbrand non si sono accontentate di un cauto restyling, ma hanno osato fino in fondo con coraggio, forse pure troppo.

Il nuovo simbolo rappresenta la lettera J tanto amata da Gianni Agnelli (anche se, a seconda di come la si guarda, potrebbe sembrare una doppia J), stilizzata in modo tale da creare lo shape di uno scudetto.

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Personalmente non so ancora bene come sentirmi nei confronti di questo logo: non mi convince del tutto ma, allo stesso tempo, non mi dispiace del tutto. Non mi convince perché la scelta di distaccarsi totalmente dal tipico stemma, semplificandone l’anima ultracentenaria in due semplici linee la trovo azzardata e, forse, controproducente (il calcio è pur sempre sentimento, passione, storia e tradizione). Non mi dispiace, però, perché oggettivamente il design è di per sé molto bello. D’altronde l’esperienza e il portafoglio clienti di Interbrand sono garanzie non indifferenti.

Sul piano del marketing e della rappresentazione grafica si tratta di un logo perfetto: pulito, essenziale, minimale, elegante, ma fortemente evocativo. L’unico “problema” è che non dovrà rappresentare un’azienda di lusso, ma una squadra di calcio (e non certo una squadra qualunque): quindi, oltre l’impatto visivo, dovrà anche fare i conti con la sua natura “poco calcistica” e, di conseguenza, con la tradizione nostalgica tipica del tifoso.

In conclusione, per quel che mi riguarda al momento si tratta di un deciso NI. Solo il tempo sarà in grado di dimostrare se siamo di fronte a un flop clamoroso o, viceversa, ad un’intuizione geniale, destinata a stravolgere l’identità visiva nel calcio e nello sport in generale”.