Anno Sabbatico: Azzardo o Investimento?

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Chiamatelo come vi pare: col termine anglosassone gap year o con l’espressione aziendalecongedo formativo”. 

Fatto sta che l’anno sabbatico è ormai entrato prepotentemente nella nostra cultura nazionale.

Crisi e flessibilità hanno fatto scoprire quanto fermarsi sia utile ad allenare il cervello, a ripartire più carichi e ottimisti, ad arricchire il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze. O semplicemente a vedere il mondo attraverso un’altra lente di ingrandimento. Le tendenze e la moda per questa forma di pausa mentale creativa hanno fatto il resto.

Accettato, praticato e addirittura incentivato nella mentalità anglosassone, l’esigenza di un anno sabbatico pare oggi sedurre gli italiani: sono sempre più quelli che scelgono infatti di abbandonare la scrivania con l’obiettivo di studiare, ricaricare le batterie, fare del bene, o semplicemente partire all’avventura.

Le storie sono le più disparate: general manager che lasciano la propria poltrona per volare negli States a frequentare un corso di scrittura creativa o esplorare terre e Paesi senza l’angoscia di connessione Internet e Blackberry. O meglio ancora, storie di manager che lasciano tutto per tornare alle origini, creando progetti relativi all’agricoltura, alle arti o alla pastorizia.

Il fenomeno è talmente in evoluzione che molte aziende, per non farsi sfuggire i talenti migliori, hanno inserito l’anno sabbatico fra i benefit. In fondo resta grande la paura di mollare un contratto a tempo indeterminato. Partire per un viaggio in solitaria sulle Ande può sì aprire la mente, ma anche far sparire la scrivania al proprio ritorno.

In fondo siamo italiani.

Per coloro che, in ultima istanza, vogliono appellarsi alle regolamentazioni sul tema, esiste la famosa legge 53/2000 che consente una sola volta nella vita l’aspettativa di 11 mesi a chi abbia maturato almeno cinque anni nella stessa azienda, garantendo il posto di lavoro, ma senza stipendio e senza il computo dell’anzianità. In Gran Bretagna invece, per esempio, il sabbatico può essere retribuito se il datore di lavoro lo considera una ricompensa, mentre in Australia si possono accantonare le ferie per poi tramutarle in periodi sabbatici.

A livello di gender, è curioso scoprire che sono tante le donne che decidono di congelare la propria carriera in nome del sabbatico. La famiglia, la maternità, la cura di sé stesse, dei propri sogni nel cassetto, dei propri hobbies ha portato molte di loro a ricercare questa soluzione senza la paura di dover per l’ennesima volta ricominciare.

E i giovani? Se qualche anno fa destava scalpore la decisione del principino Harry o di numerosi studenti britannici figli di buona famiglia che, terminata la scuola superiore, decidevano di vivere il famoso gap year girando per il mondo, oggi i neolaureati in Italia risultano la categoria più avvezza a compiere questo tipo di percorso. Una recente ricerca del Politecnico di Milano rivela che il 34% dei neolaureati in ingegneria opta per una pausa o semplicemente per perfezionare una lingua (gettonatissima, manco a dirlo, quella cinese!). Attenzione però, non parlate troppo di anno sabbatico per non urtare la sensibilità degli stakanovisti: definitelo piuttosto esperienza all’estero o parlate di flessibilità e apertura mentale. Anche un selezionatore in fondo, che siate laureati o ex senior manager rampanti, apprezzerà molto.