Apple e quel Buyback da 14 Miliardi di Dollari

Ma che cos’è un “buyback” e perché spesso le imprese vi fanno ricorso? Si tratta di una procedura attraverso la quale una società riacquista parte delle sue stesse azioni, detenute momentaneamente da altri azionisti, pagando un corrispettivo (che nel caso di Apple ammonta appunto a 14 miliardi di dollari) uguale oppure superiore al valore di mercato del titolo. Data l’importanza di tale operazione, la decisione sull’effettuarsi o meno del buyback spetta al management, che dovrà tenere conto della politica aziendale in termini di remunerazione, autofinanziamento e rapporto con gli azionisti. Se la società non muta la propria politica sulla distribuzione dei dividendi, il rendimento per gli stessi cresce per il fatto che l’ammontare stanziato è lo stesso che avrebbero disposto in precedenza, ma ora le azioni in circolazione sono di meno. Qualora poi il mercato recepisse come segnale positivo tale manovra e giudicasse opportuno acquistarne i titoli, il loro valore è destinato ad aumentare, come risposta al rafforzamento di immagine scaturito dalla manovra e al fatto che il minor numero di azioni in circolo riduce l’offerta sul mercato (aiutando il prezzo a salire).

Ancora più importante del lato prettamente economico è forse la segnalazione ai vari agenti economici sullo stato di salute della compagnia. Non serve essere esperti conoscitori di finanza per intuire come sia più conveniente comprare titoli azionari quando il loro valore è sottostimato (sperando poi in un successivo rialzo). Eppure il messaggio che traspare da questa strategia è proprio questo, un management fiducioso sulla propria società (nel caso di Apple ora guidato da Tim Cook) decide di investire sulla stessa perché convinta che il suo valore reale sia di gran lunga superiore a quello espresso dal mercato e scommette sulle sue potenzialità di crescita e implicitamente suggerisce agli agenti economici che dovrebbero fare lo stesso, tralasciando dubbi e incertezze.