Arriva Cloak, l’app “Antisociale”

Cloak-app

“Manifestare la personalità è un’esigenza di autoconservazione” scriveva Dostoevskij riflettendo quella che sarebbe diventata oltre un secolo dopo la bandiera di un’intera generazione: esternare tutto, rendersi visibili, condividere ogni momento della propria vita. Tutte cose discutibili naturalmente, ma possibili nell’epoca dei social network diffusi. Chi avrebbe mai pensato che nell’era di tali mastodontici protagonisti del web che contano milioni e milioni di iscritti avrebbe fatto parlare di sé così a lungo un’app dalle finalità diametralmente opposte?

Opposte, sì. Perché questo fa Cloak, app dal nome evocativo che in inglese si traduce in primo luogo come “mantello”. Sfruttando i dati di locazione resi pubblici da altri social come Foursquare oppure Instagram permette di identificare la posizione degli altri contatti registrati dall’utente di sua conoscenza, ma che si desidera assolutamente evitare! Con l’applicazione è infatti possibile avere notifiche push qualora il sistema ritenga che alcuni contatti possano essere nei paraggi ed essere così in grado di evitarli per tempo. Ad alcuni contatti particolari è anche possibile assegnare una bandierina, in tal modo l’app riconosce automaticamente quando tali persone si avvicinano alla nostra zona. Un funzionamento dunque semplice e alla portata di tutti seppur dalle potenzialità ancora limitate: Cloak è scaricabile (gratuitamente) solo su AppStore per il momento e si basa sul funzionamento di altri social a diffusione limitata.

Dietro Cloak si cela il lavoro del programmatore Brian Moore e dal già direttore creativo di BuzzFeed Chris Baker. Entrambi dicono senza reticenze di essersi ispirati in prima battuta all’obiettivo di nascondersi alle ex-fidanzate/i ed evitare se possibile di incrociare anche colleghi impiccioni, amicizie sgradite e stalker di ogni genere. Forse non sapevano che la conseguenza sarebbe stata dare avvio a un probabile trend di grande successo nel futuro: dopo i social della condivisione e dell’incontro tra più persone possibili pare sia giunto il momento per quelli della condivisione selettiva e delle amicizie ristrette. Cloak non è l’unico servizio di questo genere attualmente sul mercato, Snapchat e soprattutto Secret detengono un concept di prodotto basato sulla stessa filosofia, seppur con funzioni diverse.

Molti critici storcono il naso, in tanti hanno comunque già scaricato e provato Cloak. Come suggerisce Nick Jones di App Magazine va dato atto ai creatori Moore e Baker di essere stati lungimiranti nello sviluppare un’idea mancante nel panorama odierno delle app che va a inserirsi in un segmento, quello della condivisione social, solo apparentemente saturo. Gli inventori devono dunque essere abili nel trovarsi un angolo riservato dove coltivare e promuovere al pubblico la propria idea e provare un domani a venderla a colossi come Facebook o Twitter. Per il momento resta lo stupore per un’app così poco convenzionale e il desiderio di scoprire se anche Cloak diventerà un download immediato sugli smartphone del grande pubblico.