Auto d’Epoca, Quando Lusso e Passione si Conciliano con l’Investimento

Aston Martin

In un recente articolo intitolato “Vedi una Ferrari nel tuo futuro?” il Wall Street Journal si è occupato dei beni di investimento alternativi che, fin dall’inizio della crisi economica nel 2008, hanno iniziato ad attirare l’interesse degli investitori internazionali. Tra questo genere di beni figurano anche le vetture storiche il cui prezzo è cresciuto in media sul mercato di circa il 5% all’anno, negli ultimi 10 anni, garantendo a chi le ha comprate (e rivendute) ottimi guadagni, superiori indubbiamente a quelli raccolti da molti investitori che hanno preferito puntare sui mercati finanziari (il valore della Borsa di Milano, per esempio, nel decennio scorso si è ridotto di quasi il 30%).

Come si spiega questo incredibile trend positivo per un settore così particolare?

Innanzitutto variabile primaria è la passione. Il valore di un’auto, in particolar modo se storica, non rispecchia per la maggior parte delle volte la quotazione di mercato che le diverse riviste specializzate propongono. Questo perché il fattore emotivo nell’acquisto di un’auto a cui sono legati i ricordi di intere generazioni non ha prezzo: c’è chi sarebbe disposto a pagare due o tre volte il valore di mercato per possedere un’auto appartenuta al padre o alla quale sono legati momenti che fanno ritornare alla mente l’infanzia.

In secondo luogo va considerata l’esclusività. Come ogni bene di lusso, anche l’auto d’epoca, pur nella sua ampissima forbice del valore (auto che si aggirano su poche migliaia di euro, altre che stazionano sui milioni di euro), è motivo di distinzione all’interno della società. A chi non farebbe piacere vedere la propria auto ammirata, se non fotografata durante un’uscita per strada? Per non parlare poi dei “mostri sacri” dell’automobilismo d’epoca. Stiamo parlando delle varie Ferrari 250 Gt California, Alfa Romeo Duetto “osso di seppia” e Giulietta Spider, Mercedes 180 o 300 SL solo per citarne alcune. Auto, quindi, legate non solo ai ricordi dei tempi che furono, ma veri e propri mezzi per comunicare già all’ora uno status symbol all’interno di una cerchia ristretta di persone. Per rendere l’idea, recentemente, alla famosissima asta di auto storiche di Pebble Beach vi è stata una tripletta milionaria: protagoniste una 250 Gt California Spider Competizione LWB, una Ford GT40 gulf/mirage ed una Mercedes-Benz 540 K-Special Roadster, ciascuna battuta 11 milioni di dollari.

Da un punto di vista più pragmatico, ci sono diversi elementi da considerare. Innanzitutto la rarità: visto l’esiguo numero di esemplari prodotti, se confrontato con i numeri delle auto di oggi, risulta chiaro che più si alza la difficoltà nel reperire certi modelli, più il valore di questi tende verso l’alto. Successivamente è da tenere conto il mantenimento nel tempo del valore di un’auto storica rispetto alla svalutazione a cui un’auto moderna è soggetta. I numeri ci dicono che un’auto moderna, non appena uscita dal concessionario, perde l’Iva che oggi è il 22% del prezzo, in seguito, ogni anno, il valore scende di circa il 20% fino ad attestarsi con il tempo su un -80/90%. Un’auto d’epoca invece mantiene e anzi incrementa il suo valore nel tempo. Molti potrebbero obiettare che un’auto storica ha bisogno di più manutenzione da cui derivano maggiori costi. Questo certo è indubbio, ma se si considerano il valore non monetario che si perde con la svalutazione e i costi esorbitanti dei tagliandi si noterà, se non un risparmio, almeno un pareggio nelle spese e un valore in aumento in caso di vendita.

Infine il notevole risparmio in termini di assicurazione e bollo che si gode nel possedere un’auto storica. A prescindere dal valore dell’auto e dalla potenza, infatti, un’assicurazione per un’auto d’epoca si aggira intorno ai 150-200 euro l’anno e, se si possiedono altre auto classiche, scende anche a 9 euro l’anno per i veicoli aggiuntivi (non è uno scherzo!). Si è invece completamente esenti dal pagamento del bollo per le auto costruite da 20 anni o più che oggi, vista l’introduzione del superbollo, è un notevole risparmio.

Insomma il mondo delle auto storiche sembra sempre di più porsi all’interno del mercato come l’emblema degli investimenti alternativi che, vista l’avvertita necessità di un ritorno ad un’economica “tangibile”, non potrà fare altro che crescere nel tempo.

In collaborazione con Classic For Young

Photo credit: Ned Raggett / Foter.com / CC BY-ND