A Bank is a Place That Will Lend You Money If You Can Prove That You Don’t Need It

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Ho avuto occasione di visitare il Museo della Finanza, a Wall Street, ed esposta vi era, tra molti cimeli del settore, una frase di Bob Hope che ho riportato nel titolo, sulla quale non poteva non ricadere la mia attenzione.

Confesso che non sapevo chi fosse Bob Hope, ma sicuramente, per essere presente nel luogo che racchiude la storia finanziaria del mondo, qualche cosa doveva pur aver fatto in ambito economico. La curiosità mi ha spinto a ricercarne la storia e la cosa sorprendente è che non ho trovato nulla attinente al mondo del business. In compenso, il sig. Hope aveva avuto nel corso della sua vita grandi meriti come artista, conduttore e attore.

Tratti fondamentali: una vita lunga, visto che era morto alla veneranda età di 100 anni (1903-2003), e un presunto mai sbocciato amore nei confronti delle banche, considerate, evidentemente, quantomeno inutili. Forse non avrebbe nemmeno apprezzato l’essere ricordato con una citazione affissa in un luogo dal forte carattere finanziario, ma il destino si sa, speso gioca brutti scherzi.

A me, invece, questa storia è tornata alla mente come spunto per fare qualche riflessione sul settore bancario. Leggendo la notizia, di questi giorni, dove la Federal Reserve ha invitato il Congresso americano ad agire per impedire alle banche di investire, meglio assumere partecipazioni in aziende non del settore finanziario. Ritengo personalmente che probabilmente non se ne farà nulla, visto che oramai sta per scadere l’attuale Congresso. Tuttavia è una buona occasione per capire la portata della richiesta e andare a ricostruirne la storia.

Dobbiamo andare nel lontano 1933, quando un senatore dal nome di Carter Glass e un deputato di nome Henry B. Steagall proposero al Congresso una legge bancaria, nota in seguito con i loro cognomi, che prevedeva, tra le altre cose, la netta separazione tra l’attività bancaria tradizionale (depositi e prestiti) dalla attività bancaria di investimento.

Le due attività non potevano più essere esercitate dallo stesso intermediario. Sono nate così le banche d’affari, meglio note come Merchant Banks, che svolgevano l’attività di Investment Banking. Arrivando in prossimità degli anni Ottanta, durante la Reaganeconomics, con un Congresso a maggioranza repubblicana, l’industria bancaria, con una influente attività di lobbying, convinse il Congresso ad abolire la Glass-Steagall Act.

La crisi dei titoli sub-prime e il fallimento della banca Lehman nel 2008 posero le basi, come era già successo nel ’33 dopo la crisi del ’29, per riflettere su quale regolamento più idoneo alle nuove situazioni applicare al settore bancario-finanziario per evitare i danni da contagio di eventuali scoppi di bolle speculative.

Ecco alcune brevi riflessioni per concludere:

– Ci sono voluti (soli) 4 anni dalla crisi del ’29 perché il Congresso americano promulgasse la nuova legge bancaria (Glass-Steagall Act);

– Poi, per 47 anni (1933-1980), abbiamo visto la nascita e lo scoppio di qualche bolla speculativa (vedi quella dei Tulipani , la crescita del prezzo del petrolio dal 1972 al 1980 del 430%) tuttavia le ricadute sull’intera economia sono state importanti ma controllate;

– Dal 1980 (data dell’abrogazione della Glass-Steagall Act) a oggi le bolle finanziarie si sono susseguite a un ritmo mai visto prima e con ripercussioni molto pesanti sull’economia in generale. Ricordiamone le principali: Dot-Com, Mutui Sub-prime e la regina di tutte, il Debito Greco;

– Dall’ultima crisi del 2008 a oggi sono passati otto anni e il Congresso non ha prodotto quasi nulla riguardo alla regolamentazione del sistema bancario-finanziario. Dovremmo dire che in campo politico la “produttività” si è dimezzata. Direi l’unico comparto in controtendenza.

Chissà cosa direbbe Bob Hope con il suo intuito artistico di fronte a questi scenari: forse, oltre ai banchieri, la “battuta” questa volta, si rivolgerebbe anche ad altri soggetti. “Si mettono i recinti quando i buoi sono già scappati”.