Banksy a Roma, o Forse No

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A Palazzo Cipolla, sede museale di Fondazione Roma, è possibile, fino al prossimo settembre, ammirare le opere del famoso street artist Banksy. La mostra intitolata Guerra, capitalismo & libertà” raccoglie quasi 150 opere dell’artista. Mai un luogo ne aveva ospitate tante fino ad oggi. La particolarità della retrospettiva? L’assenza di coinvolgimento diretto da parte di Banksy.

Nato nel 1974 a Bristol, di Banksy si è sempre saputo poco o nulla, aloni di mistero e sconfinata curiosità hanno sempre circondato la fama di questo personaggio mai apparso pubblicamente, dedito alla denuncia di un sistema che non ha mai accettato e sempre pronto a criticare con metafore più o meno velate la società che lo circonda.

Uno dei curatori della mostra, il commerciante d’arte Acoris Andipa, ha così spiegato l’apertura verso nuovi orizzonti che hanno dato vita a questa esposizione: “E’ particolarmente significativo che una Fondazione che, con il proprio museo, ha celebrato negli anni la creatività del genio italiano e si è aperta anche a movimenti, a correnti ed a modelli artistici del mondo che ci circonda promuova una mostra come questa: così facendo, essa avvia una riflessione di alto profilo nella lettura del proprio tempo, manifestando decisamente la volontà di essere contemporanea e non solo coeva, creando una connessione virtuosa tra tradizione e innovazione, tra passato e futuro.”

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Divisa in varie sezioni, dopo l’entrata simboleggiante nel capitalismo il visitatore può scegliere se dirigersi verso la sala della Guerra a sinistra o la sala della Libertà a destra, potendo così ammirare alcuni tra gli stencil più famosi di Banksy come Love is in the Air o Girl with Balloon. Nessuna di queste opere è stata prelevata dalla strada, sono tutte provenienti da collezioni private.

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E qui sorge spontanea la domanda.

Viene da chiedersi passeggiando tra i corridoio di Palazzo Cipolla se non si è osato troppo. Le opere di Banksy sono messaggi diretti e concreti verso un destinatario sordo e cieco, liberi di fluttuare nell’aria senza vincoli o costrizioni. In questo caso la missione dell’artista, nata nei sobborghi britannici, viene sradicata dal solito contesto stradale e racchiusa in un museo dalle pareti bianche e candide. Una contrapposizione netta a una cultura underground che ha sempre ironizzato su determinati punti di vista.

Lontani i tempi in cui Banksy entrava nei musei di nascosto appendendo sue opere tra le presenti. Questa volta i suoi disegni sono stati esibiti volontariamente per essere ammirati o criticati. Sempre pronto a far discutere, sempre pronto a unire e separare le opinioni, Banksy è anche questo, è qualcosa che trascende l’artista superando i limiti storici imposti, irriverente e provocatorio oltre ogni limite, il tutto si può racchiudere in una citazione presente in una sua opera all’inizio del percorso espositivo: “I can’t believe you, morons, actually buy this shit”.