Barbie è Madonna e Ken è Gesù: Bambole da Scandalo in Versione Sacra

image.

Ai più fantasiosi potrebbe apparire un’originale trovata di marketing. Ai collezionisti meno ferrati una limited edition da rincorrere a perdifiato. Ai più burloni, invece, un pesce d’aprile della casa statunitense produttrice di giocattoli. Ma la Barbie nelle vesti di una Madonna, che in questi giorni sta facendo impazzire quotidiani e web e persino il mondo vaticano, non è firmata Mattel.

Sono infatti due artisti argentini, originari di Rosario, Pool Paolini e Marianela Perelli, in arte Poor&Marianela, gli autori della curiosa collezione di bambole più famose al mondo. Il duo sudamericano ha creato una linea di Barbie ispirate alle religioni di tutto il globo: dal cattolicesimo al buddhismo, fino all’ebraismo. I pezzi, 33 in tutto, sono stati pensati e realizzati per essere i protagonisti di “Barbie, The Plastic Religion”, un’esposizione in mostra presso la Popa Gallery di Buenos Aires. Perfette e fedeli nei tratti e nei colori, le Barbie si sono trasformate in Madonne da tutto il mondo, affiancate da Ken nei panni di San Sebastiano, Gesù e San Espedito di Melitene. Anche il packaging ricalca fedelmente quello originale Mattel nei toni del bianco e del rosa acceso. Copie fedeli. In tutti i sensi.

In senso è solo uno, dicono i due artisti: decontestualizzazione del prodotto da gioco e ri-contestualizzazione dell’opera in un Paese, l’Argentina, dove il melting pot di religioni e popolazioni è enorme e dove convive un’alterità di generi e tradizioni incredibilmente diverse e lontane. Inoltre, non manca la vena sarcastica: la denuncia, più o meno velata, dello stereotipo di bellezza femminile che, per forza di cose, nel nostro tempo, contagia persino la religione. “Se esiste una Barbie dottoressa, una Barbie maestra ed una poliziotta, perché non dovrebbe esserci una Barbie Vergine di Lujàn?”

image-1.

Poor&Marianela appartengono al movimento della Lowbrow Art. Detta anche Surrealismo Pop, questa corrente, nata alla fine degli anni ’70 a Los Angeles, è permeata di cultura underground e tagliente ironia. Il risultato del loro lavoro è, non a caso, un repertorio di bambole vestite di sacralità, un po’ kitsch e un po’ “oniriche”. Surreali, per l’appunto.

Le creazioni hanno da subito destato curiosità e sgomento, ma soprattutto scalpore e indignazione nel mondo religioso. Poco dopo la diffusione delle immagini delle Barbie nelle vesti di Madonne da tutto il mondo e dee Kalì, l’agenzia dei vescovi SIR – Servizio Informazione Religiosa – ha espresso il proprio dissenso nei confronti dell’opera di Paolini e Perelli attraverso un editoriale: “La religione è davvero così plastica che si può ridurre la devozione ad oggettistica?”.

La risposta dei due artisti è stata una: ritirare i pezzi dalla mostra che, anzi, non aprirà mai i battenti. “Il nostro lavoro è stato male interpretato e soprattutto distorto” spiegano dalla propria pagina Facebook “Non abbiamo mai voluto ferire i sentimenti delle persone di fede, a prescindere dalla religione che professano”.

Da tutta questa vicenda, quel che rimane è solo un interrogativo: dov’è – e quanto è sottile – il confine tra sacro e sacrilego? Ai posteri l’ardua sentenza.