Bentornati Settanta

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Che ci fosse un certo bisogno di leggerezza, uno strano desiderio di spensieratezza, era evidente. Come un’intenzione di evadere dal quotidiano opprimente, di sfuggire ai cupi nuvoloni che si addensano sui nostri tempi, cercando una via d’uscita nella natura e nella libertà. Così, sulla scia del sogno e della nostalgia, è accaduto l’irreparabile: sono tornati gli anni 70. O meglio, la loro moda, la loro musica, il loro insopprimibile spirito ribelle. Anticonformismo recuperato dal passato per salvare il presente dall’ingrigimento. Seventies, quanto ci siete mancati!

Già da qualche anno gli indizi della “riscossa 70” si sono progressivamente infittiti: prima Hollywood, con il riuscitissimo American Hustle, il film di David O. Russel in cui una gang di truffatori stile “Febbre del sabato sera” incappa in una serie di tragicomiche disavventure in compagnia di attraenti signore con capelli vaporosi e scollature vertiginose; poi la musica, con l’exploit della coppia Bruno Mars/Mark Ronson e la loro virale Uptown Funk, una riedizione in chiave dance di sonorità (e giacche rosa, e stampe optical) molto Seventies. L’elenco sarebbe ancora lungo.

anni 70

Adesso è la volta della moda. Gucci, con il suo nuovo direttore creativo Alessandro Michele, guida la pattuglia dei nostalgici: è appena stata lanciata la nuova campagna pubblicitaria del marchio, dichiaratamente ispirata alle atmosfere hippie che dominavano la Berlino di oltre quarant’anni fa. D’altro canto, se anche Miuccia Prada si richiama agli anni 70 dandone un’interpretazione postmoderna per la prossima stagione, non solo l’alta moda subisce il fascino del revival: pantaloni a zampa d’elefante e abiti a motivi floreali imperversano per esempio nella collezione primavera/estate 2016 di un colosso low cost come Mango.

Certo il firmamento che splendeva sulla bella vita newyorkese ai tempi del mitico Studio 54 ha perso alcune delle sue stelle più brillanti: dopo Andy Warhol e Farrah Fawcett (indimenticata Charlie’s Angel) ora ha dovuto lasciarci anche Ziggy Stardust, alias David Bowie. Eppure, benché non siano più qui fisicamente, la loro icona è più presente che mai e sembra essere destinata a sopravvivere ancora a lungo. Del resto, c’è chi è sempre sulla cresta dell’onda, nonostante il tempo che passa: Jane Birkin, solo per fare un esempio. Mentre le fashion victims la eleggono a nuova musa ispiratrice, abbandonando i tacchi (i piedi nudi delle modelle all’ultima sfilata haute couture di Valentino dovrebbero farci sospettare qualcosa) e votandosi a miniabitini e sandali flat (stacco di coscia permettendo), anche la borsa cult che porta il suo nome sembra non passarsela affatto male: la Birkin di Hermès, creata da Miss Jane nel 1981, è ormai considerata un investimento più sicuro di azioni e oro, con un valore in continua crescita.

Perciò, in questo mondo che fatica ad uscire dalle sue crisi, sentirsi un po’ figli dei fiori è un sollievo, anzi un obbligo. E chissà che nel frattempo gli “Happy Days” (altro telefilm cult del periodo) non tornino davvero.