Brexit: Fenomenologia dei Leavers e dei Remainders

Legal Alien

Da giovedì Facebook pullula di tuttologi su Brexit e non Brexit e di veggenti stile Casaleggio sulle sorti dell’Europa (vedi Fassino e le sue predizioni).

Fassino

L’interesse del web sull’argomento è poi calato sensibilmente appena dopo aver capito che l’Inghilterra non sarebbe stata squalificata dagli europei di calcio dal momento che ahimè (maledetta geografia!) l’appartenenza all’Unione non è elemento vincolante alla partecipazione. (Anche se dopo il 2-1 contro l’Islanda il karma mi sembra ristabilito, per il momento).

Dal team #UKstaiserena di una Merkel decisamente renziana (speriamo che però alla regina non vada come a Letta che altrimenti ci piazza un bell’embargo sul tè ad aeternum) a quello della #generazioneErasmus, che addita i vecchi come responsabili dell’uscita del Regno Unito dall’UE, gli schieramenti sono tanti e forse troppi.

Regina

Ma dal momento che capire cosa accade adesso oltremanica è impossibile come ricordare tutti i sette nani, forse la strada migliore e capire chi c’è dietro i movimenti per il Leave e il Remain.

LEAVERS:

Boris Johnson

Johnson Trump

Ex presidente conservatore di Londra e volto dell’antieuropeismo, richiama molte simpatie dai partiti nazionalisti europei, tutti tranne la Lega Nord perché Salvini, dopo aver visto questa foto di Baby George pare essere entrato in un loop depressivo dal quale deve ancora uscire.

George

Neanche i suoi connazionali pro Europa sono parsi troppo amichevoli nello scortarlo fuori da casa sua, probabilmente avevano finito le rose, non so, tiro ad indovinare.

(probabilmente quel “you hateful man” in realtà era un “you faithful man” e io ho capito male causa il mio inglese alla Berlusconi).

Boris è una persona molto competitiva, nella vita personale e nella sua carriera da politico. Pupillo dei professori di Oxford, al Leaver per eccellenza non piace perdere: meno male che la Brexit ha avuto la meglio, altrimenti ci saremmo dovuti aspettare un placcaggio del genere su David Cameron (d’altronde lo capisco però, questa storia di far vincere i bambini, cedere i posti agli anziani sui mezzi pubblici e aprire la portiera alle donne è così anacronistica).

Ah… Il video è stato ripreso durante una “amichevole” partita di rugby mentre il politico inglese era in visita ufficiale in Giappone. E il bambino in questione ha 10 anni.

Ma ogni volta che vedo un’intervista di Johnson in TV la domanda che mi sorge spontanea è una ed una soltanto: ma lui e Donald Trump vanno dallo stesso parrucchiere? (O forse la domanda dovrebbe essere riformulata in “lui e Donald Trump hanno lo stesso parrucchino?”. Anche se questo contraddirebbe la mia teoria secondo la quale quelli che ha in testa sono dei pulcini).

A rendere ancora più complicato l’intreccio, incestuoso come un episodio di Game Of Thrones, c’è la nazionalità di Johnson: il politico britannico infatti è nato a New York e possiede dunque la doppia cittadinanza (tanto che in un’intervista del 2012 al Late Show con David Letterman ha affermato che cit. “tecnicamente poteva anche diventare presidente degli Stati Uniti“).

Che Boris fosse il brother from another mother di Trump lo avevamo già capito… Ma che sia invece proprio dalla same mother? Spero che Giacobbo risponda anche a questa domanda.

Nigel Farage

A capo del partito nazionalista e populista UKIP (ovvero United Kingdom Independence Party, nome che lascia poco, se non nessuno, spazio all’interpretazione della sua missione politica) Farage è stato il volto della Brexit in questo sentito divorzio con Bruxelles. Scelta rimpianta? Probabilmente si, perché neanche 24h dopo i risultati che hanno sancito ufficialmente la Brexit, ha dato (a suo malincuore) il coltello dalla parte del manico agli europeisti, smentendo in diretta la promessa fatta ai cittadini inglesi di investire gli ex contributi comunitari nel servizio sanitario nazionale.

Si dice che chi è senza peccato scagli la prima pietra, e chi più di noi italiani può perdonare una promessa di troppo in campagna elettorale? Però così Nigel supera quasi Berlusconi quando ci promise il ponte sullo stretto.

Donald Trump

Lui è l’onnipresente. Non ho ancora capito come, ma dove c’è da sparare puttanate davanti ad una telecamera che possa riprendere lui c’è. Tra i due c’è un po’ quell’attrazione immortale stile Big e Carrie in Sex and The City. Appena usciti i risultati ufficiali del referendum lui era già in Scozia (ricordiamo, unica regione nel Regno Unito con una percentuale di Remain pari al 62%) a dire quanto la Brexit fosse una “good thing” per gli UK, che così facendo avevano ripreso in mano il loro paese (Trump si prepara già alla sua campagna elettorale in tutto il Commonwealth con uno slogan di seconda mano “make the UK great again!“).

Ma questa avversione contro i burocrati dell’Unione Europea del candidato repubblicano Donald Trump (aka il Carlo Conti d’oltreoceano) non mi è mai stata molto chiara. Mi spiego meglio, in realtà probabilmente l’interesse nella politica internazionale di uno dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti, ovvero l’Europa, sarebbe senza dubbio legittimo. Ma non dimentichiamoci di chi stiamo parlando.

Io non lo so, forse a Bruxelles sono tutti brutti e cattivi e c’è una corruzione peggio che a Mafia Capitale, però almeno per mandarli a casa dovresti capire da dove mandarli via!

Ecco, Trump pare non l’abbia molto chiaro, dal momento che crede che “il Belgio sia una bellissima città” cit. (secondo me intendeva la città di Belgio in Oklahoma, però le conclusioni le lascio a voi).

REMAINDERS:

David Cameron

E poi, a dirci ‘hello from the other side’, c’è l’inquilino di 10 Downing Street, Cameron: premier britannico con l’indice di gradimento più basso della storia del Regno Unito (se per colpa dello scandalo dei Panama Papers o per la sua vitalità Tremonti style è ancora tutto da capire), con quella sua arroganza da Hermione Granger ha voluto fare lo sboccer rimettendoci non solo la presidenza ma anche l’appartenenza all’UE.

Fu infatti lo stesso premier britannico a indire il referendum, forse troppo sicuro della vittoria della fazione europeista. Ricordandosi del referendum costituzionale di ottobre, Renzi in questi giorni si è sentito fischiare le orecchie più del solito.

CAMERON

Nicola Strugeon

Infine c’è lei, la donna del momento, la prima ministra scozzese: Nicola Strugeon. Finalmente una con i controcazzi, che porta avanti gli interessi del popolo che rappresenta senza guardare in faccia nessuno. Appena usciti i risultati che annunciavano la vittoria dei pro Leave lei già annunciava non sono un secondo referendum per separarsi dall’Inghilterra accennando a trattare con l’Europa per conto proprio (già pregustava una rivincita dopo la sconfitta del referendum separatista del 2014) ma addirittura la possibilità di porre il veto in parlamento all’eventuale uscita dall’Unione Europea.

Taglio alla Merkel e accento tedesco, per chi teme da anni una germanizzazione dell’Unione Europea di mette non male, malissimo.

STURGEON

L’instabilità è tanta, i mercati finanziari impazziscono, Monti diserta la diretta di Mentana e chi ci capisce qualcosa è bravo.

Forse alla fine la cosa migliore è stare a casa con l’aria condizionata e chiamare qualche amico per giocare a “chi somiglia a chi” tra i protagonisti di questa Brexit.