Brexit: Quando l’Auto Sbanda Bisogna Accelerare non Frenare

Brexit

Lasciatemi iniziare con un esempio, dettato da una mia passione, la guida automobilistica: “quando la vostra macchina comincia a “sbandare” non toccate mai il freno”. Che Junker, presidente della Commissione europea, non fosse un buon pilota devo dire che avevo pochi dubbi, anche la sua ultima azione politica con il piano a lui intitolato da 315 miliardi di rilancio degli investimenti è a dir poco inconsistente. Avrebbe infatti dovuto sviluppare 315 miliardi di investimenti a fronte di risorse finanziarie messe a disposizione dal bilancio europeo di 21 miliardi. Per ora non se ne vede nemmeno l’ombra. Ma questa è un’altra storia che richiederebbe un articolo a parte.

Il riferimento a “non toccare il freno”, invece, è ancora più importante perché si riferisce alla vicenda “Brexit”. Il Presidente della Commissione europea, non smentendosi nella sua conduzione politica, ha pensato bene di attendere poche ore per chiedere di “sbattere fuori” la Gran Bretagna. Insomma, invece di pensare a toccare “l’acceleratore” per avviare strategie di rilancio politico del progetto europeo al fine di consolidare la speranza di coloro che sono tutti gli altri partners europei, lui ha preferito di “bastonare” coloro che, democraticamente, avevano segnalato la loro critica verso una politica europea inconsistente.

Egregio Avvocato Junker (il titolo ha poca importanza), Le invio alcuni commenti che, non leggerà perché (ahimè!!) non è un nostro lettore: peccato.
 
La “macchina” politica europea è sbandata sul “ghiaccio britannico”. Ora, per sua conoscenza, siamo ancora sul ciglio della strada e, si fidi non dei miei suggerimenti ma quello di “piloti” esperti: deve avviare subito una “accelerata” con una Conferenza allargata di tutti i partners europei (non i soliti tre: Frau Merkel, Renzi e Hollande), soprattutto dando voce ai leaders dell’Europa dell’est (Polonia, Ungheria, Bulgaria, Ucraina e Repubbica Ceca) e del sud (Spagna, Grecia ) senza dimenticarsi della Danimarca e Svezia. Ascolti i temi che portano alla discussione, che saranno pochi e sempre gli stessi da parecchi anni, ma che provo ad anticiparle: politiche di riduzione della Disuguaglianza (mettere a fattor comune non solo i disavanzi ma anche gli avanzi, vedi Germania), politiche di Immigrazione (destinare risorse importanti del bilancio comune europeo a politiche di integrazione), politiche di rilancio (vero!!!) degli Investimenti (non 315 miliardi ma, per iniziare, 3000 miliardi di €).

Se dovesse arrivare un’altra recessione (i segnali sono tutti in quella direzione) ci troveremmo a corto di strumenti per superarla: i tassi d’interessi medi sono allo 0,3%; i deficit di bilancio pur in discesa verso il 2% medio, con l’attuale politica di austerità europea, non danno margini di manovra; il debito è già sostenuto dalla politica monetaria delle banche centrali. In questa situazione quasi tutti gli Stati avrebbero margini di manovra per fronteggiare la “tempesta” quasi nulli rispetto alla crisi del 2008.

La crisi politica dell’Europa sarebbe l’ultimo atto della “commedia tragi-comica” dell’€uro. Allora: “dalla redazione di Smartweek in Milano” lanciamo una proposta perché si avvii una Conferenza plenaria Europea per trattare l’uscita della Gran Bretagna con una rispettosa calma, ma soprattutto, come accade in tutti i divorzi, con un “giudice – mediatore” che non può non essere che gli Stati Uniti, che hanno peraltro tutto l’interesse che il rapporto si chiuda nel migliore dei modi.