Burberry: Le Soluzioni al Calo dell’Utile per il Check della Regina

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Il check lo conosciamo tutti: è tra i più apprezzati, più indossati e più imitati al mondo. Tutti, almeno una volta, ci siamo chiesti se quel “coso” che compare sulle fibbie delle cinture e sulle intramontabili camicie rappresenti un cane o chissà cosa – per poi scoprire alla fine che si tratta di “un cavaliere in sella al suo cavallo (assolutamente non) bianco”, come cantava Checco dei Modà.

Parliamo di Burberry, icona di stile ed eleganza che ha fatto tanto parlare di sé per la scelta di modelli quali la scheletrica Kate Moss e il figlio di quel gran figo di David Beckham; parliamo di un brand che ha vestito col suo trench (diventato leggenda e riproposto, puntualmente, ogni anno ancora oggi) Humphrey Bogart in Casablanca; parliamo di una company che ha ricevuto la prestigiosa Royal Warrant – cioè l’onorificenza dalla Famiglia Reale britannica per aver svolto servizi per la Corona inglese – da Elisabetta II in persona (cioè, ma voi la immaginate Eli con il trench?!).

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Tutta questa entusiasmante introduzione per dire che… di ‘sti tempi, Burberry se la sta vedendo nera. 

A breve compirà i suoi 160 anni di attività, e l’azienda li festeggia con un bel calo del 10% dell’utile lordo, registrato nel bilancio chiuso a marzo 2016. Si legge sul Financial Times che, ad oggi, le vendite al metro quadro nei negozi Burberry sono significativamente inferiori rispetto a quelle di altri giganti del settore (Louis Vuitton su tutti). Diciamo quindi che spegnere le candeline, quest’anno, sarà un po’ più difficile del solito.  Fatto sta che in qualche modo la casa di moda della Regina (mi piace chiamarla così, fa molto british) in qualche modo si deve riprendere. Eh, ma come?

Pare che i piani alti abbiano innanzitutto intenzione di ridurre il ventaglio di prodotti disponibili sul mercato, puntando su quelli che da sempre danno maggiori soddisfazioni. Restano salve certamente le borse (noi, donne di tutto il mondo, non potremmo mai accettare il sacrificio delle nostre migliori compagne di vita: si scatenerebbe una rivoluzione che neanche per la tassa sulle mutande) e gli accessori in genere, con una riduzione degli altri prodotti che oscillerà tra il 15 e il 20%. Saranno poi tagliati i costi, in modo che per il 2019 il gruppo possa risparmiare 100 milioni di sterline l’anno.

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Speriamo solo che la qualità dei prodotti resti di buon livello, considerando che molte persone – che nemmeno sanno come si pronuncia “Burberry” ma comprano le sciarpe perché nei selfie fanno fighe – investono nell’apparenza più che nella sostanza. E speriamo anche che Elisabetta II non ci resti male nel vedere che il suo pigiama preferito è stato eliminato dal catalogo. Per il resto, continuo a pensare che il mio, più che essere un principe azzurro, è un cavaliere. E se non mi porta fiori e baci Perugina, ma accessori di Burberry, va bene comunque.