Business Intelligence: Come le Informazioni Cambiano il Mondo

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Vi siete mai chiesti come prendono le decisioni i C-level? Vi siete mai chiesti come mai alcune aziende sembrano non sbagliare mai un colpo ed essere sempre al momento giusto nel posto giusto anticipando mode e tendenze?

La risposta è tanto paradossale quanto semplice: prendono decisionidata-driven“. Sotto questo grosso cappello, inseriamo tutte quelle decisioni prese grazie all’utilizzo di sistemi di supporto alle decisioni, che si basano sui dati storici e real time di tutti gli ambiti di un’impresa: da quello finanziario a quello della logistica, passando per il dato di marketing. Oggi più che mai, sembra fondamentale integrare tutti questi dati, interrogarli, aggregarli e trasformarli in “actionable insights”, per prendere decisioni che siano di breve o di lungo periodo.

Ma allora, il famoso “fiuto per l’affare” dell’imprenditore dove andrà a finire? Quelle decisioni prese con “gouts” (fegato), che tanto facevano la differenza tra un imprenditore fallimentare e uno di successo, esisteranno ancora? Ahimè, si ridurranno moltissimo. E gli imprenditori alla “Branson” verranno sostituiti da abili matematici che sapranno calcolare il rischio associato a qualsiasi scenario e i ritorni sugli investimenti con una precisione “millieconomica”? No, semplicemente le decisioni saranno prese con molta più coscienza delle cause e delle conseguenze che queste comportano.

Tutto ciò porterà, tuttavia, ad avere un differenziale competitivo tra le imprese sempre più sottile, con un forte sbilanciamento degli investimenti in informazioni, che chiaramente causerà nel lungo periodo in un abbassamento dei prezzi a beneficio del consumatore. Sembra perfetto per il cliente? Non lo è.

Infatti ciò che sta succedendo, più o meno contro la nostra volontà, è che le aziende che hanno a che fare con il mercato “B2C” (business to consumer) stanno lentamente, ma in maniera costante, registrando e immagazzinando un quantitativo di informazioni sui propri clienti, e su quelli futuri, che ha raggiunto dei livelli inverosimili: di un unico cliente ormai sono note informazioni come abitudini alimentari, interessi specifici, spesa annua in determinati oggetti fino ad arrivare a notizie prese dai profili Twitter, Facebook e così via.

A tale scopo sono nate imprese che si occupano di collezionare e vendere questo genere di informazioni a grandi multinazionali, che le utilizzano per prendere decisioni strategiche. La più grande impresa venditrice di informazioni è Google stessa, a cui affidiamo, più o meno inconsciamente, attraverso l’utilizzo dei suoi servizi gratis (mail, browser, analytics, spreadsheet) informazioni chiave di noi stessi. Cosa c’è di male in tutto questo?

Photo credit: Larkrise12 / Foter.com / CC BY