Cara Selvaggia, Lascia che ti Spieghi “i Bagni Misteriosi”

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Premetto di essere strenua sostenitrice -nonché assidua fruitrice- dell’ironia, del sarcasmo, dell’iperbole, del paragone grottesco, della satira e di qualsiasi altro strumento dissacrante volto a riportare la realtà bè, alla realtà. E che quindi capisca perfettamente la ratio sottostante l’articolo del Fatto Quotidiano firmato (inconfondibilmente) da Selvaggia Lucarelli intorno al restauro dell’ex piscina Caimi, nel pieno centro di Milano e all’interno del Teatro Franco Parenti.

Bagni Misteriosi

È stata efficace, lucida, brillante, coerente con il proprio stile e leggendolo ho anche riso molto. E come me, tanti, tantissimi altri. A questo giro ha faticato anche meno del solito per ottenere il consueto consenso da parte del pubblico. Niente di più facile, in effetti, che rinvigorire ogni sopito orgoglio popolare sparando cartucce d’ironia su qualcosa che è percepito come elitario e radical chic, schierandosi dalla parte di birra e mortazza e inneggiando ai suffissi -fan, -park, -blu, -ciuff, -splash da posporre ad Aqua e Onda quando si sceglie di battezzare una qualsiasi piscina comunale. Lo capisco, davvero. È una di quelle cose che avrebbero tentato anche me. Il mio problema, però, è aver avuto al liceo un professore di storia dell’arte che era la versione presbite di Orlando Bloom, con il risultato che non solo mi ricordo cosa indossano tutti i personaggi del Polittico dell’Agnello Mistico, ma anche che tra i miei passatempi segreti preferiti c’è quello di andare alle mostre da sola. E quindi quando ho appreso che la piscina si sarebbe chiamata “i Bagni Misteriosi” come l’opera di De Chirico ho pensato fosse la trovata più riuscita da quando Magritte ha scritto sotto una pipa che non era una pipa.

Così, accecata dal richiamo alla pittura metafisica e dall’afflato artistico che tutto ciò ha ridestato nelle mie ormai aride membra, ai Bagni Misteriosi ci sono andata. Non a fare il bagno e neanche la misteriosa, ma a cercare di capire di cosa si tratti. Me lo ha raccontato il professor Andrea Bisicchia, critico dello spettacolo, esperto di organizzazione teatrale, docente all’Università di Parma e alla Cattolica di Milano nonché storico collaboratore di Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah, fondatrice del teatro e ideatrice dell’ambiziosa riqualifica. Prima di parlare, però, mi fa fare un giro. Ciò che mi aspetto è uno scenario tra il bucolico e il surreale, a metà tra antica Roma con i patrizi che degustano ambrosia recumbenti sul triclinio e film Youth di Paolo Sorrentino. Ripenso all’elitarietà e al radicalscicchismo e mi preparo: ripercorro le tappe del cinema russo d’avanguardia, penso all’arte concettuale di Yoko Ono, scarico due brani indie, rileggo la biografia di Pasolini e sono pronta ad approfondire la Critica della ragion pura teorizzando l’inesistenza del bosone di Higgs con la versione balneare di Corrado Augias sulle note dei Carmina Burana. Finché, all’improvviso, la delusione. Mi guardo intorno e cosa vedo? Gioventù spensierata. Liceali senza esami a settembre, neomaturati, universitari in pausa sessione, giovani mamme con giovani bambini che corrono e nuotano festosi. La clientela qualsiasi di una piscina qualsiasi in un qualsiasi giovedì di luglio. Un po’ risentita per cotanta normalità seguo il prof. Bisicchia nella Sala Grande del teatro (ovviamente deserta, ovviamente bellissima) dove mi inizia a spiegare un po’ di cose.

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Il centro Caimi viene chiuso dal Comune nel 2007, per mancanza di risorse necessarie a risanarlo. Da quel momento versa in stato di abbandono, popolato soltanto da umidità, infiltrazioni, crepe, erbacce e clochard in cerca di riparo. Nel 2014 Shammah si rende conto di trovarsi di fronte l’unico teatro al mondo a inglobare una piscina. O meglio, un centro polifunzionale che negli anni 30 univa nuoto, scherma, boxe, biblioteca e stamperia e che i milanesi meritano di avere indietro. Con qualcosa in più: un mero centro fitness dentro il Parenti, spiega Bisicchia, sarebbe stato banale per l’idea che Shammah ha del teatro. È per questo che il programma prevede spettacoli, concerti classici e jazz e aperitivi musicali, ed è per questo che il menù parla biologico e vegetariano. Che per un’onnivora come me è un colpo all’anima. Ma Bisicchia me ne illustra il senso: come per gli spettacoli, il pubblico che si reca al Parenti sa cosa aspettarsi e sa cosa troverà. Lo stesso accade per i Bagni. È semplicemente impensabile servire hamburger e patatine in una struttura che ha come obiettivo quello di promuovere l’incontrastato benessere del corpo e della mente. La filosofia, quindi, è netta e definita. Di nicchia? Anche. È dalla fondazione, nel 1973, che i cosiddetti intellettuali seguono e sostengono il Parenti, regalandogli quella nomea di radical chic che, dice Bisicchia, in realtà è qualificante. Ma non si parli di élite. In due settimane i Bagni Misteriosi hanno registrato 10.736 ingressi, non esattamente i numeri di chi seleziona all’entrata o preclude l’accesso a quelli che si presentano con lo slippino fluo. Forse si è trattato di una fortunata coincidenza e 10.736 milionari dell’alta borghesia milanese tutti vegetariani si trovavano in Porta Romana nella prima metà di luglio. O forse il connubio tra arte, relax, estetica e cultura è alla portata di più persone di quel che si pensi. Oltre, ovviamente, a non rappresentare alcun onere per i cittadini.

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Perché è stato detto anche questo, prima dal Codacons e poi dalla Lucarelli, che scaglia la provvidenziale freccia della mancata trasparenza al centro del botta e risposta avvenuto a mezzo stampa (e social) con Shammah. Accuse però superficiali e confusionarie, tant’è che al professore bastano pochi minuti in un teatro vuoto a farle decadere. La prima riguarda l’assenza di gara d’appalto, che come dichiara l’assessore allo Sport della giunta Pisapia (e come si legge sul sito del Comune) non è stata fatta perché non serviva: la convenzione firmata con Palazzo Marino per la gestione degli spazi del teatro poteva, per legge, essere estesa anche a quelli circostanti, e quindi ad altre attività. Soprattutto perché, per mettere a tacere anche la seconda contestazione, a farsi carico dei costi del progetto è stata la fondazione Pier Lombardo, che gestisce il Parenti. I costi totali, pari a 9,5 milioni di euro, sono stati coperti per 1,45 milioni da un decreto del Ministero dei beni, delle attività culturali e del turismo (MiBACT) del 2013, per 500mila euro da un contributo della Regione e per 3,9 milioni da donazioni private. Finanziatori che grazie agli incentivi fiscali dell’Art Bonus e al sostegno della società ministeriale Arcus si vedranno restituire il 65% di quanto investito. Per la parte restante è stato acceso un finanziamento ventennale in Banca Prossima. Soldi ricevuti dal Comune di Milano? Zero, perché è così che funzionano le concessioni. Tu restauri e riqualifichi un bene pubblico a spese tue e io ti concedo di utilizzarlo, in questo caso per 25 anni.

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Anni in cui non si resterà a guardare: è già attivo il cantiere della Palazzina che ospiterà il Franco Parenti Off, a ulteriore diversificazione dell’attività e dell’offerta teatrale, e a breve si lavorerà alla messa in funzione della suggestiva sala sotterranea su cui oggi passeggia inconsapevole chi dall’ingresso si reca alle docce. Si punta al pieno sfruttamento di tutti i 14mila metri quadrati dell’area, di cui ho potuto visitare tre piani e quattro laboratori, interrompendo le prove degli attori che infatti mi lanciavano occhiate truci e no, non penso fossero nel personaggio. Quando salgo al piano superiore guardo i Bagni Misteriosi nella loro interezza e noto che in realtà mi ricordano più la Fontana della giovinezza di Cranach che l’opera di De Chirico. E infatti, mi rivela Bisicchia, la citazione al re della pittura metafisica non è poi così voluta come è stato detto. Si tratta piuttosto di un mix di fattori quali l’epoca di fondazione del Caimi e il suo essere allo stesso tempo contemporaneo, la statua liberty e l’anfiteatro che lo ospita, culminato poi in un’idea di Shammah che un giorno chiama un gruppo di giovani artisti di Brera per rappresentare sulla parete frontale l’immagine di un bagno metafisico e che poi invece lo realizza davvero.

Tutto ciò, ovviamente, può non piacere. La critica è sacra e Selvaggia Lucarelli ne è la spietata, puntuale sacerdotessa. E infatti un po’ mi colpisce scoprire da Bisicchia che prima di produrre la divertente recensione non abbia parlato con nessuno di loro e che non gli risulta nemmeno sia mai stata fisicamente lì. È questo il punto, cara Selvaggia. Che la critica è bella se fondata. È solo dopo aver camminato sul prato sintetico, ascoltato la musica lounge, indossato la cuffietta in latex e assaggiato il centrifugato al cetriolo del Suriname orientale che mi puoi demolire i Bagni Misteriosi. Che presumo ringrazino per la campagna di marketing e che, essendo tutto fuorché elitari, farebbero entrare anche te.