Che Fine ha Fatto la Middle Class?

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Com’era facilmente prevedibile Upshot, nuovo progetto di data journalism del New York Times, nella sua prima analisi ha dato spazio al tema delle disuguaglianze ed in particolar modo alla condizione della classe media statunitense. Questa forma di giornalismo, grazie all’impegno di Nate Silver, si è quasi tramutata in una filosofia che ha l’ambizione di vivisezionare la realtà individuando le nuove tendenze globali. Il lavoro si fonda sull’interpretazione dei dati, della statistica e di vari algoritmi che spesso, tuttavia, arrivano a generalizzare il particolare.

Tornando al New York Times, che ha usato i dati del Luxembourg Income Study, si legge che la middle class canadese ha superato quella statunitense negli ultimi 15 anni a livello di reddito. Calcolando le variazioni nel reddito mediano, riferito appunto alla classe media, si può vedere come una crescita del 20% in Canada, verificatasi anche in Olanda, Svezia e Germania, non ci sia stata negli Stati Uniti. Per gli americani il reddito mediano non ha subito effettive oscillazioni assestandosi sui 18.700 dollari netti l’anno, 75 mila dollari invece se si valuta una famiglia composta da 4 persone. Viene messo in luce anche il fatto che gli statunitensi più ricchi hanno continuato a guadagnare più dei benestanti in ogni altra parte del mondo, rinsaldando l’idea di una disuguaglianza difficilmente sostenibile a lungo andare. Il tema della redistribuzione è posto sottotraccia viste che le cause di questa situazione sono riscontrate nel sistema fiscale sbilanciato a favore dei ricchi, che pagano poche tasse, e nella mancanza di un welfare adeguato.

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Tra le altre valutazioni proposte c’è quella a riguardo dei giovani, tra i 16 e i 24 anni, che negli Stati Uniti, a livello di reddito, si trovano più vicini agli italiani e agli spagnoli piuttosto che a giapponesi, scandinavi e canadesi. Questa tendenza viene presentata come un fenomeno naturale e inarrestabile in un tipo di economia come questa che, seguendo l’analisi, genera una società divisa in 2 grandi gruppi. L’idea che l’1% della popolazione vive sulle spalle del restante 99% grazie ai ricchi bonus concessi ai top manager delle grandi organizzazioni è molto viva negli Stati Uniti. Questa percezione è dimostrata dalle ottime vendite, primo posto su Amazon, del saggio “Capital in the Twenty-First Century” del francese Thomas Piketty. La sua idea, sbrigativamente sintetizzata in una super patrimoniale globale sui grandi capitali, è sicuramente presente nell’analisi proposta dal New York Times.

Il quotidiano statunitense non si espone apertamente, ma si può leggere tra le righe questo sentimento. Tra grafici e numeri si evita accuratamente di guardare ad un’amministrazione Obama che con i tanti problemi nell’attuare l’Obamacare non ha di certo avuto le forze per facilitare il potere d’acquisto della classe media. I dati ad esempio, visti da un’altra prospettiva, potrebbero far pensare ad un arricchimento generale della classe media europea e canadese che arriva a superare quella americana.

Di certo ci si trova davanti ad un cambio di tendenza numerico storicamente rilevante da tenere monitorato per valutare eventuali nuove fluttuazioni del reddito mediano nei vari Paesi del mondo.