Chi è Narendra Modi, l’Uomo Chiamato a Realizzare il Miracolo Indiano

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In uno dei paesi più in crescita tra quelli definiti emergenti e in un contesto delicato per le relazioni internazionali, specie ora che diversi protagonisti del sud est asiatico sono in fermento, l’elezione di Narendra Modi alla carica di primo ministro d’India trascina con sé commenti contrastanti, dall’ottimismo più marcatamente locale alla più prudente constatazione che poco o nulla si può ancora dire sulle sue reali capacità di concretizzare le riforme. L’effetto, insomma, è quello del nuovo leader al comando. Un effetto a cui siamo abituati anche noi in Italia, freschi di votazioni europee appena conclusasi.

Espressione del partito nazionalista hindu, il Bharatiya Janata Party, preferito da ben 350 milioni di voti su 554, Modi è conosciuto per la personalità forte e autonoma, per le posizioni spesso estreme in ambito religioso che in passato gli sono costate qualche polemica di troppo, ma anche per la fermezza nei più saldi principi popolari che gli fanno anteporre, almeno secondo le sue stesse parole, i bisogni materiali della gente a qualsiasi altra scelta di campo. Se in campagna elettorale lo abbiamo visto mantenere un atteggiamento quanto più possibile moderato e inclusivo, è difficile dimenticare per la comunità internazionale le sue risposte alla questione musulmana, che anni fa conobbe in prima persona coi massacri pogrom nello Stato da lui governato, il Gujarat.

Le reazioni all’accaduto furono minimali, distaccate, persino di scherno, e lo furono al punto da costargli la negazione del visto d’ingresso da parte di Stati Uniti e Unione Europea. Curiosamente, si tratta degli stessi due soggetti che ora guardano con discreto interesse alla figura del nuovo premier, chiedendosi quale sarà il suo peso nell’ area del Pacifico, specialmente con riferimento ai rapporti con Cina e Giappone.

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Un riferimento al contesto nipponico è utile per capire meglio la figura di Narendra Modi. In molti hanno visto un facile paragone tra il neo rieletto Shinzo Abe e l’attuale leader indiano. Su entrambi convergono forti aspettative sulle politiche da adottare e entrambi risultano figure piuttosto affidabili in patria. Entrambi sono circondati da forti spinte al dinamismo politico, economico, morale che contraddistingue un orgoglio nazionale estremamente agognato, oggi. Mentre Modi è considerato un individuo intrinsecamente nazionalista, però, il premier giapponese non riveste tali caratteri e si mostra anzi più aperto alle culture e persino ai confini. E’ un uomo dell’establishment mentre Modi rimarca le sue estrazioni popolari, non avendo valicato prima d’ora le porte del potere di Nuova Delhi. Inoltre è impossibile non notare una certa differenza negli intenti: l’Abenomics è una prassi economica ben consolidata in Giappone che si intende prorogare attraverso stimoli fiscali, allentamento monetario, riforme strutturali. Al contempo sulle riforme economiche di Modi aleggia una nebbia di confusione e incertezza non indifferente.

Non sono evidentemente preoccupati i mercati internazionali. Dopo aver incassato l’appoggio di imprese e finanza, la speranza degli attori economici è che Modi sia in grado di sollevare la corruzione imperante, ammodernare le infrastrutture e procedere a una salutare liberalizzazione economica solo accennata negli ultimi anni. Insomma, replicare il miracolo economico già osservato nello Stato da lui governato. Le compagnie e gli investitori sono pronti a scommettere su un paese dalle enormi potenzialità ma il terreno deve essere predisposto per l’occasione, la circolazione dei beni garantita, l’ostacolo della corruzione e della burocrazia abbattuto. Narendra Modi si sobbarca ora queste ed altre responsabilità: che sia in grado di adempierle o meno, adesso ha la più vasta democrazia del mondo da controllare e una pletora di osservatori pronti a valutare ogni sua decisione.