Ci Mangiamo un Tramezzino?

tramezzino

“Ci troviamo da Mulassano a mangiarci un tramezzino?” “mi raccomando sabato alla solita ora”.

L’ultima telefonata del venerdì sera prima di uscire dall’ufficio era con il mio amico Mario, noto dirigente torinese, che per nulla al mondo avrebbe rinunciato al nostro incontro dove i fatti della settimana venivano amabilmente inframmezzati da quella bellissima alzatina con sopra i nostri tramezzini preferiti.

Il locale sotto i portici di piazza Castello a Torino, vicino al Teatro Regio fa parte dei Locali Storici d’Italia con la sua boiserie e le poltroncine con la seduta in pelle all’interno e con il vimini all’esterno nel periodo estivo. Hanno visto passare negli anni direttori di orchestra, famosi cantanti d’opera, imprenditori, politici ed anche primi ministri tutti ad assaggiare la specialità del locale: il tramezzino.

Non poteva mancare quello burro ed acciughe, il capostipite dei tramezzini inventati 90 anni fa dai coniugi Nebbiolo, che rientrati dagli Stati Uniti, avevano portato con se un tostapane, nato da pochi anni e di gran moda negli Usa. Nasceva così il primo toast in Italia fatto con quel pane a cassetta pieno di mollica.

Fu subito un successo e alla Signora Angela venne in mente di offrire assieme all’aperitivo, altra tradizione sabauda, quel paninetto a forma triangolare senza la crosta, che ad ogni morso rimane sempre morbido, con all’interno delizie nostrane: acciughe e peperoni, vitello tonnato, insalata capricciosa, gamberetti e funghi, robiola tartufata.

Si narra che il nome tramezzino sia venuto in mente a Gabriele D’Annunzio che, avendo ricevuto la classica alzatina d’argentone colma di paninetti terminati disse al cameriere: “ancora un’alzatina di tramezzini”. Da quel momento non cambiò più nome in onore al famoso poeta.

Ancora oggi la tradizione del paninetto pardon tramezzino è inossidabile ed è facile incontrare a pranzo o all’ora dell’aperitivo noti manager della city torinese.

Il menù si è arricchito di molti gusti al passo coi tempi ma gli abituès continuano a prediligere quelli classici.

Un’altra particolarità del locale è la ruota in alto a destra sopra il bancone. E’ la ruota con numeri messi a caso con la quale, pigiando un tastino vicino alla cassa, ci si può ancora giocare la consumazione. In ricordo del primo tramezzino oggi una bella targa è esposta nel locale e madama Nebbiolo ne sarà certamente orgogliosa.

Ora non vivo più a Torino, ma quando capito, non posso non mangiarmi “un burro e acciughe”.

Riccardo Pizzorno per @SpazioEconomia