Cina: il Ministro fa il Furbo? Pena di Morte

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Dalle stelle alle stalle. Ecco come noi italiani definiremmo la carriera politica di Liu Zijun, ex-ministro delle ferrovie della repubblica popolare cinese, un tempo proprietario di 16 macchine ed oltre 350 appartamenti (ormai già confiscati), compagno di 18 amanti tra modelle, attrici, infermiere e hostess di treni (che oggi gli voltano le spalle) e soprannominato “the Great Leap Liu”. Oggi Liu Zijun si ritrova per legge senza il diritto alla vita e con tutti i beni confiscati.

Accusato di corruzione e abuso di potere, Mr. Liu è stato condannato dalla Corte cinese di Pechino alla pena di morte, sebbene con una sospensione della condanna di due anni. Tali sospensioni, come spesso accade in Cina, vengono generalmente commutate in ergastolo. Tra i fatti imputati a Liu Zijun si annotano circa 8 milioni di euro di tangenti e 11 episodi di favoreggiamento in occasione dell’assegnazione di promozioni e ricchi contratti. Emblematico il caso di Ding Yuxin, contadina e allevatrice di polli trasformatasi nel giro di qualche anno in rampante businesswoman capace di incassare circa 3 miliardi di yuan (450mln di euro) come fees per consulenze di vario genere.

Alla fine della seduta, durata più di 3 ore, l’ex-ministro è scoppiato in lacrime chiedendo scusa al suo popolo per non essere stato in grado di portare avanti il “sogno cinese”. Evidentemente la violenza d’urto della sentenza è servita a far redimere il furbo faccendiere.

Chissà come avrebbe commentato il celebre giurista settecentesco Cesare Beccaria, che nella sua opera “Dei delitti e delle pene” afferma che “non è l’intensione della pena che fa il maggior effetto sull’animo umano, ma l’estensione di essa; perché la nostra sensibilità è più facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggero movimento”. Di certo Mr.Liu se, come molto probabilmente succederà, eviterà la pena capitale, avrà da meditare per il resto della sua vita.

La Cina, sia chiaro, presenta caratteristiche tanto rare e particolari da non poter essere presa a paragone. Per distacco la seconda economia a livello mondiale, con un Pil di 8.200 miliardi di dollari e una popolazione che supera 1 miliardo e 300mila abitanti, la Cina soffre come poche altre nazioni un’enorme corruzione e una forte influenza dell’apparato politico. Problemi in ogni caso non certo inediti sul panorama italiano. “Il fine dunque de la condanna non è altro che d’impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali”. Chissà che l’eco cinese, per tornare al Beccaria, non sia da monito per qualcuno anche a casa nostra…