Come Cambierà il Mercato del Lavoro e cosa fare per Avere Successo?

robotica

A tutti è capitato, almeno una volta, di vedere film o leggere libri fantascientifici in cui le macchine e la tecnologia prendevano il sopravvento sull’essere umano. Sono moltissime le persone che hanno sempre sostenuto che una possibilità del genere fosse non solo plausibile, ma anche probabile; perfino alcuni estremisti che hanno sempre visto la robotica come una minaccia alla civiltà.

Sembra però che queste persone non abbiano tutti i torti: una ricerca svolta dalla Martin School di Oxford ha dimostrato come nei prossimi vent’anni il 45% dei lavoratori americani “medi” perderanno il lavoro a causa del progresso tecnologico. Stiamo parlando di tutte le professioni standard come i televenditori (che saranno sostituiti dalle macchine con una probabilità del 99%) e chi lavora alla reception (96%), ma anche di lavori più tradizionali come i pasticcieri (con un rischio stimato all’89%), i sarti (84%), i barbieri (80%) e addirittura i baristi (77%).

Chiunque, con la prospettiva di essere rimpiazzato da un computer, rimarrebbe atterrito, ma, come al solito, il problema vero non sono in risultati in sé e per sé, bensì come questi risultati vengono interpretati. Tanti, infatti, non sanno che il mercato del lavoro e l’economia hanno meccanismi tali per cui molte professioni ogni anno vengono create e distrutte. Dati relativamente vecchi risalenti a misurazioni fatte tra il 1999 e il 2000 dimostravano come nel 2000 il 15,4% dei lavori dell’anno precedente non esisteva più, ma il 18,7% dei posti di lavoro erano stati creati proprio durante il corso di un singolo anno. Ed è da notare come questi dati risalgano ancora a un periodo in cui il gap tecnologico e innovativo in un solo anno era molto meno ampio rispetto agli standard attuali. Quindi, alla luce di questo chiarimento, possiamo dire che di quel 45% dei lavori che verranno eliminati, solamente il 15% deriva direttamente dalla computerizzazione: una percentuale decisamente più accettabile dal lavoratore medio.