Come ha Reagito l’Opec al Fallimento del Vertice di Doha?

Petrolio

Il 17 aprile 2016 si è tenuto a Doha il vertice tra i ministri del petrolio, sia del cartello Opec che esterni ad esso, per trovare un accordo sul congelamento della produzione di greggio che faccia risalire il prezzo del barile. L’incontro però non è andato a buon fine: l’Iran, essendo appena stato sollevato dalle sanzioni internazionali che per anni non gli hanno permesso di operare a pieno regime, vuole assolutamente riacquistare la sua quota di mercato, anche a costo di vendere a prezzi ancora più bassi; pertanto si è opposto ai negoziati.

Il mercato ha reagito facendo calare ancora di più le quotazioni e rendendo così di vitale importanza la convocazione di un nuovo summit Opec. I 13 paesi membri si sono riuniti il 2 giugno scorso a Vienna e, pur non avendo trovato un accordo sul tetto produttivo, hanno dato i primi segnali positivi al mercato.

Per prima cosa è stato eletto, dopo 4 anni in cui non si riusciva a trovare un nome che mettesse d’accordo tutte le potenze, il nuovo segretario generale: sarà il nigeriano Mohammed Barkindo a sostituire il libico Abdallah El Badri. Barkindo, proprio perché di nazionalità Nigeriana, risulta essere abbastanza neutrale da non suscitare divisioni.
Inoltre è stato approvato il reintegro del Gabon come membro a pieno titolo dopo oltre due decenni di assenza: l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio si porta a quota 14 Stati, raggiungendo così il numero massimo di associati dalla sua fondazione.

Si prospetta quindi una ristrutturazione interna trainata dall’Arabia Saudita e supportata dalle parole del segretario generale uscente El Badri, secondo cui l’Opec si è sempre saputa adattare ai cambiamenti del mercato.

Il recente calo delle scorte USA ha fatto risalire il prezzo del greggio, rendendo meno impellente la necessità di stabilire un tetto alla produzione. L’Opec potrà quindi indirizzare la propria attenzione su altre priorità come il rafforzamento della coesione interna e la ricerca di una strategia comune.

Federica Maria Greco