Come il Design Thinking Può Migliorare la Tua Vita

Design thinking

Avete mai sentito parlare di design thinking? Oggi è una delle strategie più diffuse in ambito di progettazione, che ha consentito a molte aziende di ideare negli anni prodotti di successo e di avviare business destinati ad imporsi grazie a metodi di gestione aziendale sempre più efficaci. Si tratta di un particolare tipo di processo creativo finalizzato alla risoluzione dei problemi, che trova applicazione in svariati campi, non necessariamente professionali.

Solution

Già nel 1969, infatti, Herbert Simon, economista premio Nobel, sociologo e psicologo, autore di un’opera intitolata “The Science of the Artificial”, sosteneva che il design thinking è la strada di accesso a soluzioni creative che siano alla portata di tutti: ciascuno di noi è potenzialmente un designer, cioè una persona capace di applicare le metodologie del design alla vita quotidiana.

E il punto è proprio questo: il design thinking può diventare una risorsa utile a migliorare la nostra esistenza, aiutandoci a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati e incrementando la qualità della nostra vita. Come? Lo ha spiegato recentemente al New York Times il professor Bernard Roth, fondatore dell’Institute of Design di Stanford e autore del libro “The Achievement Habit”, il quale consiglia di sfruttare le potenzialità di questo metodo di pensiero, che nasce proprio dalla focalizzazione sulla persona (human-centered), per ottimizzare l’impiego delle nostre energie.

Brain

Il segreto sta tutto in alcuni step fondamentali, che costituiscono l’essenza del design thinking: “to empathize“, cioè individuare le esigenze individuali che si vogliono soddisfare;  “to define the problem”, definire con precisione la natura del problema; “to ideate”, ossia la fase creativa in cui generare molteplici idee e possibili soluzioni. E’ poi sufficiente mettere a punto un piano d’azione e testare l’idea prescelta, vagliandone l’efficacia.

Questo processo consente di identificare gli ostacoli che ci bloccano e di riformulare/ristrutturare (“reframe”) il problema in modo da facilitarne la soluzione. Per esempio, immaginiamo che una persona senta l’esigenza di trovare un partner con cui condividere la propria vita. Roth suggerisce a quella persona di domandarsi innanzitutto che cosa significherebbe per lei avere accanto un partner, quali miglioramenti si verificherebbero nella sua vita.  Una risposta potrebbe essere la possibilità di avere compagnia, sentendosi meno soli. A questo punto è necessario riformulare la questione, chiedendosi: in quali modi posso trovare compagnia, soddisfacendo questa esigenza? Per esempio, incontrando amici, prendendo parte a gruppi che organizzano attività, magari comprando un cane e portandolo a fare passeggiate al parco per socializzare con altri proprietari di cani.

E’ chiaro dunque che trovare un partner si rivela soltanto uno degli innumerevoli modi per trovare compagnia: cambiando il punto di vista, le soluzioni al problema si moltiplicano. Conclude il Dr. Roth: “ Se hai fatto un tentativo per risolvere un problema e non ha funzionato, probabilmente stai lavorando sul problema sbagliato”. Il design thinking ci insegna a essere flessibili: cambiare prospettiva è il primo passo per cambiare il nostro mondo, e noi stessi.