Come l’India ha Realizzato la Missione Interplanetaria Più Economica al Mondo

Una somma che il Primo Ministro indiano Narendra Modi, lo scorso Giugno, non ha esitato a mettere a confronto con i costi di realizzazione della pellicola Hollywoodiana di George Clooney "Gravity", calcolati attorno i $100. Un paragone che sembra reggere per gran parte della recente produzione cinematografica statunitense: Avatar ($263 milioni), Wall-E ($199 milioni), Il Quinto Elemento ($138 milioni) e, infine, Mission to Mars ($124 milioni) [1]. Per quanto possa risultare paradossale il fatto che inscenare una rappresentazione filmica sul pianeta rosso costi effettivamente di più che condurci una reale spedizione spaziale, sembrano esserci svariate spiegazioni alla base del risultato raggiunto dalla ISRO.

Secondo Ajey Lele, ricercatore presso l'Institute for Defense Studies and Analyses di Nuova Delhi, l'economicità dell'operazione indiana è da attribuire, oltre alla disponibilità di manodopera specializzata a basso costo, ad "una tecnologia domestica a buon mercato". Il continuo sviluppo di innovazioni per abbattere i costi, durante l'intero processo dell'operazione, "è stato comunque - a detta di Lele - una questione di pura necessità" - in particolare dal momento in cui, a causa dell'avvio dei test nucleari, all'India è stato limitato l'accesso al know-how tecnico in materia da parte di molti paesi.