Come Commenterebbe i Mercati Finanziari il Commissario Montalbano?

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C’è una frase che la penna di Andrea Camilleri fa dire al commissario Montalbano, magistralmente interpretato da Luca Zingaretti, nei momenti salienti delle sue indagini:

Guardando l’attuale situazione dei mercati finanziari attraverso l’analisi di un esperto investitore come Marc Faber, anche chi scrive “si sentirebbe persuaso che…“, ma andiamo con ordine. Partendo, nello specifico, da alcune sintetiche analisi del nostro investitore:

  • negli ultimi 40 anni, non si era mai verificata una così accentuata disconnessione tra i valori delle attività finanziarie e l’andamento dell’economia reale: i redditi al netto dell’inflazione della maggior parte persone hanno continuato a scender,e mentre i valori delle attività finanziarie sono cresciuti costantemente;
  • sono indistintamente cresciuti sia i prezzi degli immobili, che quelli dei titoli di stato, che quelli delle azioni;
  • i rendimenti attuali dei bond americani a 10 anni sono al 2,1%, mentre la banca Centrale europea ha spinto i tassi spagnoli equivalenti al 1,7%, quelli italiani quasi allo stesso valore degli statunitensi e in Inghilterra siamo, merito anche della Brexit, sui livelli dell’1%
  • dall’inizio di quest’anno, valutati in dollari, i mercati azionari di Russia, Thailandia, Indonesia e Vietnam sono già saliti rispettivamente del 23%, del 15%, del 14% e del 12%, mentre quello americano del 5%.

Basterebbero già queste considerazioni per trarre una prima conclusione: i mercati finanziari hanno il fiato corto. Tuttavia, le recenti scelte di avviare una riduzione della politica espansiva da parte della Federal Reserve Bank e la volontà di Trump di ridurre le tasse sia per le aziende sia per i redditi personali, inducono chi scrive a pensare ad un peggioramento di scenario per i mercati finanziari.

Le domande critiche da porci in merito a queste scelte sono: con quali modalità verrà attuata la riduzione di liquidità sul mercato finanziario? Come far fronte ad una contrazione delle entrate governative conseguenza della riduzione delle tasse? Se, a una prima impressione, si potrebbe essere indotti a credere che ridurre le tasse dovrebbe comportare una maggiore disponibilità di risorse per investimenti, questa correlazione non vale per i redditi personali e nemmeno per le aziende. Quest’ultime decidono infatti le proprie politiche di investimento in base alle opportunità di mercato piuttosto che alla disponibilità monetaria: basti pensare che le grandi aziende della Silicon Valley (Apple, Amazon, Google…) sono già ricchissime di liquidità parcheggiata nei cosiddetti paradisi fiscali.

Sul fronte europeo, del resto, si stanno addensando nubi su vari aspetti, che potrebbero peggiorare dopo le elezioni prossime in Francia, sia nel caso di vittoria di Macron sia con il successo della Le Pen. Nella prima ipotesi, a parte una generica volontà europeista, non sappiamo nulla riguardo alla politica economica. Nel secondo caso siamo invece certi che il progetto europeo verrà messo in discussione.

È giunto il momento di completare la frase: “Mi sono persuaso che la Le Pen potrebbe sorprendere i vari sondaggisti come nel caso americano con la vittoria di Trump “. Dobbiamo pazientare ancora qualche giorno per valutare la veridicità di questa “persuasione”.La quale, in breve, deriva dalla considerazione che gli elettori comuni, in questo momento storico, non sono affatto in sintonia con candidati sostenuti dalle élite finanziarie.

Sul fronte asiatico i problemi riguardano soprattutto le rivendicazioni sociali e la forte crescita del debito. Tuttavia, un mercato di circa tre miliardi di persone che si affaccia al capitalismo sostiene la crescita, che nel primo trimestre del 2017 è infatti tornata a toccare circa il 7% . Data la situazione, “mi sono persuaso che il bear market (ovvero un mercato ribassista, in cui prevale la vendita delle attività finanziarie) stia per arrivare: è stato cosi nel 1973 con una discesa del 50% in un anno, nel 1987 con perdite del 20% in un solo giorno, nel 1990 con la bolla giapponese e poi sono seguite lo scoppio delle Dot-com e dei Titoli sub-prime. Non ci è dato sapere quale sarà la prossima motivazione e quando succederà, ma una cosa è certa: quando arriverà sarà veloce e non busserà alla porta.