Consuma, Rottama, Ricompra. La Spirale Perversa dell’Obsolescenza Pianificata: Mito da Complottisti o Realtà Indiscutibile?

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“In un primo momento, ho pensato che fosse la mia immaginazione. Quando l’iPhone 5S e 5C sono stati rilasciati, nel mese di settembre, ho notato che il mio triste vecchio iPhone 4 stava diventando molto più lento. La batteria cominciava a correre giù molto più velocemente, troppo. Ma la stessa cosa sembra accadere a un sacco di gente che, come me, crede ciecamente nei prodotti Apple”.

Inizia così un articolo di Catherine Rampell, datato 3 novembre 2013 e uscito sulle pagine del New York Times con il titolo “Craking the Apple Trap”. La sostanza dell’articolo si fonda su un concetto che ha radici lontane nel tempo, e che, secondo molti, è indice di un fenomeno che non è stato mai arginato dopo la sua comparsa. La chiamano obsolescenza programmata. Si tratta di una forma di razionalizzazione del ciclo di vita dei prodotti, alla base della quale c’è l’esigenza di immettere i consumi all’interno di una spirale ciclica che si manifesta con una certa costanza. Prodotti creati per sopravvivere uno, due anni, sicuramente meno di un lustro: una spinta neanche troppo implicita al rinnovamento costante degli oggetti da possedere.

Per tracciare un quadro completo di questa forma di induzione al consumo, bisogna fare un passo indietro. 1932, la Grande Depressione non risparmia vittime. Bernard London, un mediatore immobiliare americano, scrive un pamphlet, “The new prosperity”, di cui esistono solo 15 copie al mondo. Il suo obiettivo, raccontano, è far arrivare lo scritto al presidente degli Stati Uniti. Bisogna tirarsi fuori dalle secche della recessione riattivando i consumi, è la sostanza del messaggio. “La situazione in cui il Paese si trova ora è ben illustrata dall’immagine di un grande gigante in piedi in una piscina con l’acqua dolce fino alle labbra, grida che ha sete perché è paralizzato e non può abbassarsi a bere. I suoi muscoli devono essere abilitati per rilassarsi e piegarsi verso il basso in modo che egli possa placare la sua sete”.