Controlli sui Capitali: Oggi Come Durante la Grande Depressione degli Anni Trenta

A queste domande rispondono Kris James Mitchener, professore di economia della Santa Clara University, e Kirsten Wandschneider del Occidental College, in un pioneristico studio storico dal titolo “Capital Controls and Recovery from the Financial Crisis of the 1930s”. I due hanno "analizzato gli effetti dei controlli sui capitali sulla ripresa economica negli anni '30 - sia in termini degli effetti immediati sulla fuga dei capitali sia di quelli di medio termine sulla crescita - assemblando un nuovo, vasto dataset mensile di variabili macroeconomiche e informazioni sui tassi di cambio e sui controlli". L'analisi empirica sfrutta le discrepanze temporali intercorse nell'abbandono della convertibilità aurea e l'eterogeneità delle politiche implementate dalle economie al fine di stimare gli effetti causali dei "controlli sui cambi" - il nome delle restrizioni sui conti correnti e di capitali durante quel periodo - sulla ripresa economica dalla Depressione.

Secondo i risultati raggiunti dai due economisti, "mentre i controlli sui capitali hanno fornito uno strumento immediato per combattere la fuga di capitali - come visibile in Figura 1, i controlli sui capitali hanno arginato il deflusso di capitali mentre i rapporti di copertura aurea si stabilizzavano nei mesi seguenti la loro introduzione - questi sembrano non aver costituito un reale vantaggio rispetto alla libera fluttuazione, e probabilmente hanno ostacolato la ripresa dopo la loro imposizione - si veda la Figura 2, in cui il coefficiente stimato sulla produzione industriale suggerisce che i controlli sui capitali ne hanno ridotto il tasso di crescita rispetto ai "floater".

Figura 1. Rapporti medi di copertura per i paesi che hanno adottato il "controllo dei cambi".

mitchener fig1 18 aug

Figura 2. Crescita media della produzione industriale per regime e gruppo.

mitchener fig2 18 aug