Conviene Ancora Investire nel Mercato Immobiliare Cinese?

Honk Kong

“When you have a stock, you own a piece of that company. The strategy does not pass reality check In China. When you have a stock, you own a lottery ticket”

Warren Buffet

Qualche mese fa, dopo aver frequentato una Business School cinese a Shanghai, mi son ritrovato a completare un’essay riguardante il mercato immobiliare cinese, con particolare attenzione per quello di Hong Kong, in assoluto il più promettente di tutti. L’obiettivo era dimostrare come l’aumento esponenziale dei prezzi nel mercato immobiliare (di 3 volte superiore all’aumento del GDP) non fosse figlio della solita bolla speculativa, quanto piuttosto una naturale conseguenza di diversi fattori, tra cui l’assoluta mancanza di fiducia in altri investimenti come lo stock market (considerato al pari del gambling) e una diffusa e retrograda idea di solidità dell’investimento immobiliare dettata dalla sua implicita tangibilità.

Approfondendo, appariva subito lampante come, a dispetto della cosiddetta “Behavioural finance”, i numeri dessero ragione al “popolino” investitore. Il mercato del mattone infatti, pur crescendo in maniera esponenziale e dunque solitamente pericolosa, non mancava di stabilità e solidità, sia nel lungo che nel breve periodo (per “lungo” si intenda gli ultimi 12 anni).

E  nonostante la recente “stagnazione” dell’economia cinese, il settore non subiva pressoché nessun rallentamento, risultando immune alle altalene della produzione cinese, legate, tra le altre cose, alla recente crisi finanziaria europea. Dunque, perché non investire nel mercato immobiliare cinese? Perché non affidarsi al classico fondo di investimento immobiliare e raccoglierne i frutti tra qualche anno? Ecco la risposta: la bolla esploderà.

I primi sintomi si stanno già registrando nel mercato immobiliare in apparenza più solido: Hong Kong. Il più costoso luogo al mondo in termini di affitti, di uffici e di appartamenti sta sperimentando la prima vera crisi dopo 15 anni di crescita sfrenata. Lo abbiamo visto sopravvivere alla Sars del 2003 e consolidare la propria solidità a fronte della crisi finanziaria 2008, con un aumento a tripla cifra dei prezzi dal 2009 ad oggi, ma la fortuna sembra stia ora salpando per lidi più miti, Malesia o Singapore su tutti. Zita Qin, analista di Barclays, prospetta un downturn del 15% entro il 2015; cifre interessanti per chi volesse approfittare del momento per fare un po’ di speculazione.

Se dunque pensate di investire nell’Estremo Oriente fatelo, ma puntando su quei paesi che hanno ancora tutto da dimostrare e niente da perdere, luoghi in cui la gente è affamata di denaro e gloria come la Malesia, il Vietnam o l’Indonesia. Per gli altri si è prossimi al tracollo.

Photo credit: Sprengben [why not get a friend] / Foter.com / CC BY-NC-SA