Crescita Lenta, Mercati Sostenuti sino a Quando?

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E’ da un po’ di tempo che i mercati finanziari interpretano gli indicatori economici sotto una luce particolare; il concetto paradossale che ne esce è simile al dire “continueremo ad andare bene se non si andrà troppo bene”.
Un dato negativo sul Pil, sull’occupazione o sulla fiducia dei consumatori , anzichè scoraggiare il mantenimento di posizioni azionaria, incentiva l’entrata di denaro fresco perché allontana la paura di un rialzo dei tassi. I recenti dati sull’occupazione americana ne sono un fulgido esempio.

E’ dunque evidente che le borse non ritengono che questa ripresa dell’economia più o meno accentuata dei paesi occidentali, possa fare a meno della moneta a buon mercato messa a disposizione delle banche centrali .
D’altra parte, fino ad oggi, la nostra esperienza non si era mai scontrata con la spregiudicatezza che i regolatori monetari hanno mostrato in questi anni in cui sono state usate misure non convenzionali come il quantitative easing e cioè l’acquisto di titoli statali e non, a lunga scadenza. Tutte le banche centrali hanno adottato questa politica in momenti differenti e con finalità apparentemente diverse che avevano quale comune denominatore la manipolazione dei tassi a lungo termine; argomento fino ad oggi lasciato all’arbitrio del mercato.

Ma se risulta relativamente semplice compiere atti eroici in momenti critici, è viceversa complicato mantenere una programmata responsabilità quando si tratta di ristabilire l’ordine.

E’ infatti evidente come in passato i regolatori si siano dimostrati estremamente timidi in tutte le occasioni in cui il loro intervento sarebbe servito a rallentare un’economia in corsa, come se fossero persuasi che non si possa far molto per controllare le bolle speculative, ma soltanto correre ai ripari in un momento successivo.

Cosi’ Greenspan in occasione della bolla della new economy:

“anziché cercare di contenere una presunta bolla speculativa con azioni drastiche dalle conseguenze per lo più’ imprevedibili, abbiamo scelto di focalizzarci su politiche volte a mitigare le ripercussioni al loro verificarsi e, com’e’ auspicabile, a favorire la transazione alla prossima fase espansiva”.

Indubbiamente questa situazione è oltremodo complicata dal fatto che assistiamo, forse per la prima volta, ad un ciclo economico estremamente disomogeneo che porta le banche centrali dei paesi sviluppati ad avere esigenze diametralmente opposte. Le interconnessioni del sistema economico rendono più che leciti i timori dei banchieri centrali di essere causa scatenante di una “guerra valutaria” per ora solo assaporata.

Ma se le prossime mosse delle banche centrali saranno probabilmente più importanti di quelle maturate nei momenti più feroci della crisi, sarebbe un errore considerare l’indirizzo di politica monetaria l’unica bussola in mano ai mercati.

Quello che la storia avrebbe dovuto insegnarci è infatti l’esatto opposto e cioè che sono i mercati a dettare il ritmo alla politica monetaria, anche se il rapporto causa-effetto si percepisce maggiormente quando si tratta di curare piuttosto che di prevenire.

In questo contesto completamente nuovo deve rimanere salda la fiducia nell’onestà delle forze che guidano i mercati finanziari e cioè i trend economici, i cicli (di varia ampiezza e durata) e le condizioni definiamole “peculiarie” di ogni periodo storico (guerre/carestie/bolle di varia natura).
Sarà ancora una volta la straordinaria capacità di autoregolamentazione insita nei mercati e nel sistema economico, ad indicare la rotta per il graduale riaggiustamento degli squilibri, banche centrali permettendo…..