Cronache dal Deep Web, Pt. 1: la Compravendita di Droga

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In questo mercato il primo comandamento è nascondere la propria identità reale. Uscire dall’anonimato, rendersi visibili, significa rinunciare alle garanzie concesse dalla piattaforma franca. Affrontiamo il più classico dei casi: la compravendita di droga. E possiamo calarci nel punto di vista del venditore.

Una piattaforma franca, che dà l’accesso virtuale a una specie di mercato aperto tutti i giorni, a tutte le ore, dove si incontrano produttori e consumatori. Nel Deep Web la merce intorno alla quale ruotano domanda e offerta, però, non è la stessa merce che si trova esposta nei negozi fisici o in quelli online del Web emerso.

In questo mercato il primo comandamento è nascondere la propria identità reale. Uscire dall’anonimato, rendersi visibili, significa rinunciare alle garanzie concesse dalla piattaforma franca. Lasciare tracce di sé, attraverso qualsiasi informazione personale, significa pregiudicare la propria reputazione e bruciare l’identità virtuale. Vale per i produttori e per i consumatori. E come sul Web emerso, gli errori non si possono cancellare.

IL VENDITORE E LA DROGA

Con queste premesse, possiamo affrontare il più classico dei casi: la compravendita di droga. E possiamo calarci nel punto di vista del venditore. Che ad alti livelli non è una persona sola, ma un’intera squadra che si divide il lavoro.

LA CATENA UMANA

Un esempio-tipo è questo, dove il venditore è un insieme di quattro persone.

La prima si occupa del rapporto con la clientela e col mondo tecnologico. Non tocca fisicamente la droga. Riceve le ordinazioni, le processa, gestisce i reclami. È un compito delicato, il feedbacknegativo di un cliente può danneggiare il business dell’intera squadra. Dev’essere questo alla base dell’altissima riuscita delle spedizioni, di cui appena l’1% circa non arriva a destinazione.

Al secondo anello della catena, a cui è stata comunicata l’ordinazione, spetta il rapporto col fornitore: va a comprare la merce fisicamente, e la fa arrivare all’anello successivo.

La terza persona ha il compito di impacchettare. Un’operazione che va condotta in modo asettico: guanti per non lasciare impronte, retina in testa per non far cadere capelli. Impacchettare significa soprattutto saper nascondere la droga. Nell’imballaggio stesso o in un prodotto che faccia da specchietto per le allodole, magari realizzato appositamente per questo scopo. I più sofisticati riescono a nascondere la merce anche al vaglio dei raggi X. Si possono usare profumi coprenti, che distraggano l’olfatto soprattutto dei cani antidroga. La marijuana naturalmente, ma anche l’eroina e la cocaina, sono tutt’altro che inodori. Ma i cani possono essere addestrati a riconoscere i profumi coprenti, e in definitiva questa soluzione è un’arma a doppio taglio. Lo standard per l’impacchettamento prevede: un primo strato sottovuoto, intorno alla sostanza, poi un secondo strato non sottovuoto, e infine un terzo ancora sottovuoto che avvolga il tutto.

Quando finisce il confezionamento, spesso la terza persona mette un adesivo sul pacco, a mo’ di garanzia di qualità, come fosse un super-venditore di eBay.

L’ultimo anello della catena è la persona che va a spedire fisicamente il pacco. La sua regola principale è evitare di ripetere lo stesso pattern, non dare nell’occhio. Per questo spedisce da luoghi più possibile diversi. Per questo si sposta di ufficio postale in ufficio postale, di città in città. Arriva a farsi anche due ore di viaggio per spedire un pacco. Una squadra può avere un flusso di cento ordinazioni a settimana: è fondamentale quindi diversificare i luoghi, o almeno dilazionare il tempo fra le spedizioni dallo stesso luogo.

SEMPRE SUL FILO

Regole, comandamenti. In realtà se un metodo è conosciuto, significa che è rischioso. I metodi più efficaci non si possono conoscere.

Ogni venditore perciò deve rispettare I principi di base e poi metterci del suo, aggiungere qualcosa di proprio. Solo così può avere una prospettiva di carriera in questo mondo, o già solo non farsi beccare.