Cybersicurezza: Ecco Come Reagiscono le Aziende Italiane agli Attacchi

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Di sicurezza informatica si parla sempre di più. Con il fatto che le nostre vite si stanno “digitalizzando” in maniera evidente, diventa una priorità assoluta proteggere le nostre informazioni e tutelare la nostra privacy. F5 Networks ha presentato il report dell’Osservatorio sugli Attacchi Digitali (OAD) che vuole fornire una panoramica sulle luci e le ombre della cybersecurity in Italia.

Le Minacce

Molte aziende dichiarano che gli attacchi informatici (tentati o riusciti) durante il 2015 hanno avuto un impatto decisamente grave sull’organizzazione delle stesse. Tra le aziende interpellate, il 37,6% afferma di avere subito attacchi informatici negli ultimi anni. I numeri dimostrano che negli ultimi anni c’è stato un aumento di fenomeni simili, specialmente tramite la diffusione di “malware” (78,4% dei casi).

Le Vulnerabilità

Questo è un punto fondamentale, in quanto i costanti aggiornamenti dei sistemi di sicurezza di base sono fondamentali per assicurare una protezione adeguata. Nonostante ciò, solo il 44,5% degli intervistati aggiorna i software in uso tempestivamente. Spesso questo è dovuto a disattenzione o noncuranza degli addetti, che sottovalutando i potenziali pericoli rendono il fattore umano uno dei maggiori colpevoli di queste falle nella sicurezza.

Gli Obiettivi

A quale scopo agiscono questi cybercriminali? Ovviamente per ottenere un ritorno economico. Ebbene solo l’1,3% degli intervistati afferma di aver subito sottrazione diretta di denaro (da conti bancari, carte…) nel 2015.

La Polizia Postale nel 2015 ha verificato 16,.6897 transazioni digitali dubbie da 10 gruppi bancari diversi, e ha bloccato 65.870.825 Euro recuperandone 2.734.269.

Secondo le aziende, i più frequenti tipi di attacchi effettuati sono: frodi (52,1%), ricatti (51,3%) e spionaggio, in particolare industriale (28,1).

Le misure adottate

Risulta chiaro come le aziende debbano aggiornarsi sull’argomento della sicurezza digitale. Dalle interviste risulta che il 57,4% dei totali non ha ancora definito una policy sulla sicurezza digitale, mentre la verifica del codice sicuro per il software messo in produzione viene effettuata solo dal 16,8% del campione. I risultati dimostrano che questo problema viene troppo spesso preso sotto gamba, urge prima di tutto un “aggiornamento” delle persone coinvolte.