Da Importatore a Protagonista del Mercato Energetico: la Spagna Fa Scuola

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Le aziende rallentano la produzione, i cittadini sono più attenti alle spese, anche quelle sulla casa. Così la crisi ha provocato un netto calo dei consumi di gas. Immaginate ora se un paese avesse sottoscritto un contratto di fornitura di gas con un altro stato esportatore basandosi sui livelli di consumo pre-crisi. Probabilmente nel 2014 il paese inizialmente povero di gas si ritroverebbe con eccedenze tali da poter pianificare un programma di esportazione globale.

È proprio quello che sta succedendo in Spagna, dove dal 2008 al 2011 si è passati da un consumo di 41,6 a 34,5 miliardi di metri cubi. All’inizio degli anni Novanta Madrid aveva deciso di affidarsi al gas naturale liquefatto per sostenere la sua economia in espansione. Dopo aver siglato col Qatar e altri stati asiatici contratti di fornitura pluriennale, sono stati costruiti 7 terminali GNL (nel resto d’Europa ce ne sono 14) per importare gas attraverso le navi metaniere.

Ancora nel 2014 i consumi hanno segnato un – 8% rispetto a quelli del 2013. Intanto sulle casse delle compagnie energetiche spagnole grava il peso per le spese degli investimenti effettuati. Per questo motivo l’esportazione verso l’Europa, assetata di energia e di nuovi Paesi fornitori, rappresenta una scelta ottimale. La crisi ucraina infatti ha messo in rilievo quanto sia pericoloso per l’Europa continuare ad affidarsi alla Russia per più di un terzo del proprio fabbisogno di gas. Tanto più che metà di questo combustibile passa attraverso il corridoio ucraino. Ecco allora spiegate le recenti dichiarazioni di Antoni Peris, presidente di Sedigas, associazione che riunisce l’industria del gas, secondo cui entro il 2020 le esportazioni spagnole arriverebbero a coprire il 10% della quantità di gas che oggi arriva dalla Russia (http://on.ft.com/1sExAqQ).

Se questo progetto di “riesportazione” dovesse essere portato a termine, la Spagna trasformerebbe una scelta di politica energetica azzardata in una fonte di reddito importante e, fino a due decenni fa, totalmente inaspettata, visto che il paese non dispone di giacimenti di gas, né onshore né offshore. Inoltre, in questo modo, i pesanti investimenti degli anni passati in infrastrutture di distribuzione (navi e gasdotti) e stoccaggio tornerebbero a fruttare.

Se la Commissione Europea darà il via libera al gasdotto Midcat, i collegamenti tra le reti gas di Spagna e Francia saranno potenziati e tutta Europa ne beneficerà, sia in termini di concorrenza che di sicurezza. L’altra opzione per ri-esportare gas sono le navi gasiere, che, giunte nei porti spagnoli dal Qatar, ripartono alla volta dei terminali GNL non solo del Nord Europa, ma anche del Sud America e del Sud-est asiatico dove i prezzi del gas sono in media più alti del 30% rispetto all’Europa (http://bit.ly/1qLWCsj). Anche senza disporre di giacimenti naturali, la Spagna aspira legittimamente a un ruolo di rilievo nel mercato del gas europeo e mondiale.