Dal Disco In Vinile a Spotify Premium, Come Sta Cambiando il Mercato Musicale

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Negli ultimi anni il mercato musicale è stato soggetto a molti cambiamenti. Chi ha conosciuto l’epoca d’oro dei negozi di dischi, delle audiocassette e del vinile si saranno probabilmente rammaricati per la piega che hanno preso gli eventi. Mentre una volta le automobili erano piene di CD sparsi a caso, la gente si riversava nei negozi per ascoltare il disco appena uscito dell’artista preferito o nei locali per far partire il juke box, negli ultimi anni il digitale è stato il protagonista indiscusso del mercato.

Agli inizi questo fenomeno comportò una crisi nel settore, specialmente dovuto alla pirateria online e ai servizi che permettevano di scaricare intere discografie “aggirando” in qualche modo la protezione del copyright.

Da un lato, questo ha portato al ridimensionamento del mercato discografico e alla chiusura di diversi negozi di dischi, specialmente quelli minori, sopraffatti dalla concorrenza. Dall’altro, si è modificato il modo in cui l’artista stesso guadagna. Se prima, riferendoci alla fascia di mercato più mainstream, una buona parte dei ricavi veniva dalle vendite del CD, oggi invece i dischi fisici si vendono soprattutto tramite la cosiddetta formula dell‘instore. Che consiste in una tecnica di promozione tramite cui l’artista stesso, all’uscita di un suo nuovo album, va “in tour” in diversi negozi del paese per incontrare i fan, autografare copie e vendere dischi e gadgets. La maggior parte delle entrate sono dovute ai concerti, alla pubblicità e spesso anche ad altre attività esterne al mercato musicale.

Ma questa rivoluzione digitale ha anche dei lati positivi: i servizi di streaming. Spotify, Apple Music, Tidal e molti altri hanno registrato un boom di abbonamenti negli ultimi anni, permettendo così alla fiamma del mercato musicale di non spegnersi.

Questo incremento è dovuto al fatto che sempre più artisti oggigiorno decidono di rendere disponibili i propri lavori su piattaforme streaming, rendendo così l’accesso agli utenti più veloce e immediato. Inoltre, il pagamento di un abbonamento mensile che, come nel caso di Spotify, consente per una modica cifra l’ascolto e il download illimitato di milioni di brani, è decisamente più appetibile che una fila in negozio per comprare un cd a circa lo stesso prezzo.

La Recording Industry Associacion of America ha affermato che, grazie alle piattaforme digitali, le entrate del mercato musicale hanno visto, durante la prima metà del 2016, la loro crescita maggiore dalla metà degli anni ’90.

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Questi segni di rinvigorimento sono accompagnati dai dati rilasciati da Spotify, secondo cui gli utenti attivi sono passati da 40 milioni (di cui 10 milioni di abbonati paganti) il 21 maggio 2014 agli oltre 100 milioni (di cui 30 milioni paganti) il 21 marzo 2016.