Dal Texas in Italia per Far Conoscere la Cucina Americana, Intervista a Laurel Evans

Cosa rende unico il tuo blog rispetto a tutti gli altri?
“Allora, sicuramente il fatto di esser americana in Italia mi avvantaggia, ho qualcosa in più da raccontare rispetto agli altri. Ma, secondo me, tutti i blog sono unici, diversi, tutto dipende dalla voce che racconta: quindi, come sono unici gli uomini al mondo, anche i blog hanno i pregi e i difetti delle persone che li gestiscono. Io, ad esempio, non pubblico tutti i giorni, come invece fanno tanti altri: sono maniacale con le ricette, prima di pubblicarne una la testo, scatto foto professionali, scrivo e traduco la ricetta in due lingue, italiano e inglese. Faccio tanta attenzione ai dettagli, voglio che le mie ricette siano utili per tutti, anche per chi non sa cucinare benissimo”.

Quale il processo creativo e organizzativo che si nasconde dietro a ogni ricetta postata?
“Si comincia sempre con un'idea che nasce dalla stagione: ogni volta che vado al mercato mi emoziono quando vedo una nuova verdura, i primi asparagi in primavera, i frutti di bosco d'estate, mi esalto e cerco di valorizzare quell'ingrediente con una ricetta. Parto sempre da un singolo elemento. Poi ragiono e faccio delle ricerche, cercando di dare un tono americano ma anche internazionale alla ricetta, evitando però i gusti a volte stucchevoli della cucina degli States. Dopo di che, comincio a provare e testare: se sono fortunata, riesco al primo colpo, altrimenti devo ripetere la ricetta diverse volte, con piccoli accorgimenti, finché non diventa perfetta. Una volta trovata la ricetta e fatta la torta, bisogna fotografarla: mio marito, fotografo professionale, si occupa delle immagini, io dell'allestimento. Scattate le foto, c'è la post produzione, mi occupo di tutto ciò che riguarda photoshop. Poi la scrittura: scrivo inizialmente il post in inglese, mio marito mi aiuta a tradurre il testo in italiano quando gli ingredienti o i procedimenti sono un attimo più complicati. Infine decido quando pubblicare, sul blog e sui social, solitamente il martedì o il mercoledì mattina”.

muffin americana in cucina

Come il web ha influenzato la tua vita professionale?
"Diciamo che il web è la mia vita professionale (ride). Non saprei immaginare una vita senza il web, il mio lavoro è basato lì. Detto questo però, non vivo solo sul internet: è facile abbandonare tutto e vivere di social e blog. Cerco di uscire spesso, vedere persone a pranzo, organizzare degli show-cooking, fare dei corsi di cucina. Cerco di essere molto presente anche nella vita reale, non mi nascondo solo dietro a una mera presenza digitale”.

Quali gli obiettivi finora raggiunti di cui vai fiera?
“Sono molto orgogliosa della carriera che mi sono costruita finora. Mi pongo però sempre degli obiettivi futuri. Non sono una persona che si siede e pensa brava Laurel, hai raggiunto i tuoi obiettivi, adesso puoi andare in vacanza. Sono molto soddisfatta dei libri che ho pubblicato e del contenuto dei post che pubblico. La cosa che più mi fa sentire meglio è quando le persone mi scrivono e mi dicono: Laurel, ho fatto i brownies per il compleanno di mia figlia e sono tutti impazziti, grazie mille. Questa è la cosa che mi rende più felice e che non mi stancherà mai”.

cheesecake americana in cucina
Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

“Per il futuro mi piacerebbe mantenere questa strada e lavorare un pochino di più con gli Stati Uniti, cosa che sto già facendo. Vorrei rappresentare l'Italia per gli americani che vengono qui oppure per le aziende italiane che stanno cercando di entrare nel mercato degli States. Vorrei fare da tramite tra i due mondi e mi sento molto ben posizionata per farlo”.

Cosa fa Laurel quando non lavora per Un'Americana in Cucina?
“Lavoro per la famiglia (ride). Ho due bambini piccoli, il mio tempo libero, se possiamo chiamarlo così, lo dedico a loro. Non è un lavoro, certo, lo considero una gioia, però diciamo che ciò che tutti identificano con tempo libero non è oggi un aspetto che fa parte della mia vita”.

Ultima domanda: il tuo piatto preferito?
“No, non chiedermelo. È come chiedermi quale sia il mio figlio preferito, non so darti una risposta (ride). Sono appassionata di tanti piatti: ad esempio, il riso alla milanese mi piace molto ma in un ristorante è buonissimo, in un altro è immangiabile. Secondo me, non importa il piatto, ma il procedimento e la cura utilizzati nel realizzarlo”.