Dall’Invasione in Pompa Magna al Ritiro Delle Truppe: Iraq, Successo o Fallimento Per gli Usa?

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Forse davvero comincia tutto lì, quel maledetto 11 settembre 2001 con l’America e il mondo occidentale attaccato ai propri simboli.

Da qui il costante senso di rivalsa americana, unito alla ben più profonda volontà di riottenere la leadership mondiale attraverso l’immagine di Stato potente. Forse da qui, o forse no, nasce la celebre “ricerca” delle armi chimiche di Saddam in Iraq nel 2003, con protagoniste le truppe anglo-americane della duplice presidenza double-B: Bush e Blair sostengono ancora oggi la bontà della loro azione, mostrando come nei fatti il terrorismo debba in ogni modo essere fermato.

Come noto, in questo periodo la situazione irachena è tornata con prepotenza di attualità, in seguito all’avanzata delle milizie dell’Isis, ribelli al governo sciita di Al Maliki. I commenti si sprecano e, ovviamente, torna di nuovo in auge l’infinita discussione sull’invasione americana del 2003, culminata con la deposizione e condanna a morte per il dittatore sunnita. Prende una forte posizione l’editoriale del Financial Times di qualche giorno fa, in cui, senza mezzi termini, vengono analizzate e condannate entrambe le gestioni americane della situazione irachena: tanto Bush Jr, quanto Mr Obama, avrebbero sbagliato tattica, strategia, tempi di azione e, soprattutto, immagine e comunicazione.