Dall’Invasione in Pompa Magna al Ritiro Delle Truppe: Iraq, Successo o Fallimento Per gli Usa?

Da un lato il FT denuncia l'ormai celebre "bufala" delle armi di distruzione di massa di Saddam, considerando il conseguente scempio che la società irachena ha dovuto subire: non solo l'invasione di truppe yankees, ma la ben più tragica e sanguinosa lotta civile che è seguita. La minoranza sunnita che per un decennio aveva dominato la popolazione si è trovata di colpo ad essere preda delle rivendicazioni curde e sciite, la maggioranza degli iracheni invasi dall'odio per la tirannia subita. La costruzione dell'apparato democratico fortemente voluto dagli americani si è fermato purtroppo alle elezioni presidenziali, che hanno portato al potere l'odierno premier Al Maliki.

L'unione dell'Iraq appare infatti ad oggi solida come le sabbie del Deserto Arabico: uno stato schiacciato tra le due superpotenze sciite Iran e Siria, oltre che teatro di continue speculazioni e giochi di potere, data la posizione strategica per l'egemonia del Medioriente. Ma non solo, gli americani stessi si sono ritrovati le ossa rotte dopo dieci anni di permanenza sul territorio desertico, con complessivamente circa 5 mila perdite di vite umane e oltre 3 mila miliardi di dollari spesi nella spedizione: ecco, non proprio due passivi effimeri.

D'altra parte, una larga fascia dell'establishment liberal americano, ben sintetizzato dalla articolo sul FT, non risparmia critiche anche all'amministrazione Obama, rea di numerose mancanze in Iraq: cattiva gestione, inconsistente diplomazia, scarsa visione geo-politica, sono solo alcuni dei pollici verso rivolti all'Obama system. Il Premio Nobel 2009 viene accusato della mancanza di quello che gli americani chiamano "have the guts" (avere fegato): la sua passività in politica estera pesa oltremodo sulla degenerazione della situazione irachena, sostiene sempre il FT. Significative sono a tal proposito le dure parole pronunciate dall'ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, il quale sostiene che «la colpa più importante di Obama risiede nell'aver ordinato un ritiro troppo affrettato delle truppe da Baghdad e di aver conseguentemente tenuto un atteggiamento troppo passivo nella crisi siriana, dove ha fissato inutilmente un limite, senza poi trarne le conseguenze».