Chi è Daniel Schwartz, il 36enne CEO di Burger King

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I PRIMI PASSI DA BURGER KING

Schwartz lavora molto, trascorre la maggior parte delle sue giornate in ufficio. Dopo qualche anno, viene promosso al ruolo di partner e gli viene chiesto di selezionare fra le diverse aziende statunitensi quella che, secondo lui, sia più adatta a essere acquisita.

Andata in porto l'acquisizione, Schwartz chiede ai dirigenti dell'azienda se può essere d'aiuto nel gestire la società e pochi mesi dopo viene nominato Direttore Finanziario di Burger King. " Avevo appena 30 anni e non avevo mai lavorato in una vera compagnia, all'inizio mi sentivo fuori posto". Basteranno però solo 3 anni per adattarsi e diventare CEO della catena di fast food.

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UNCONVENTIONAL CEO

Assunta la carica di Amministratore Delegato, Schwartz trascorre i primi due mesi del suo nuovo incarico in un punto vendita della catena: i suoi colleghi hanno confermato la velocità di Daniel nel preparare Wopper e l'impegno che il ragazzo dimostrava anche quando era suo il turno di pulizia dei gabinetti.

Nel frattempo, messa da parte la divisa marron-giallo e indossata la cravatta, Schwartz cerca di tagliare tutte le spese aggiuntive e inutili che la società era costretta a pagare ogni anno: dal jet privato alla festa annuale per i dipendenti organizzata in Italia, fino agli uffici troppo lussuosi. Sospende persino la fornitura di penne e risme di carta che gli impiegati avevano richiesto: "avevamo armadi pieni zeppi di articoli di cartoleria, ne avevamo abbastanza per tre anni".

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Ha inoltre drasticamente dimezzato il numero di ristoranti direttamente gestiti dal marchio, concedendoli invece in franchising: da 38,884 a 1200 punti vendita americani di proprietà in due anni. Con questa mossa, Schwartz ha ridotto i costi affidandoli ai proprietari di ogni singolo franchise, mentendo però vivo il nome dell'azienda. Oggi sono solo 71 i ristoranti di proprietà della compagnia.

Inoltre, per far provare a tutti la dura vita dei camerieri nel fast food, ha imposto agli impiegati in ufficio di lavorare almeno due giorni l'anno in un qualsiasi punto vendita, proprio come lui stesso aveva fatto agli inizi della sua carriera.

Con l'aggiunta di nuove ricette al menù, dalle Chicken Fries al Mac N' Cheetos, i guadagni della società sembrano essere saliti. E, per la prima volta da diversi anni, Burger King accorcia le distanze con il n°1 dei fast food: con l'avvento di Schwartz, i guadagni solo lievitati da 1,1 milioni a 1,3 milioni di dollari annui per unità. "E questo è solo l'inizio".

SCHWARTZ NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

Il CEO di Burger King possiede oggi una casa a Miami in cui vive con la moglie e due figlie, anche se trascorre la maggior parte del suo tempo in aereo. Quando viaggia, veste solitamente la stessa uniforme: camicia di jeans con una spilla del logo della società sul colletto. Nonostante lo stipendio da capogiro, spesso il 36enne preferisce viaggiare in classe economica o con voli low cost.

Schwartz rappresenta il vero sogno americano: un ragazzo cresciuto dal nulla che ha saputo conquistare, grazie alla sua dedizione e al suo impegno, il timone di una grande multinazionale come Burger King. Il voler mantenere un profilo basso e la sua vicinanza a tutti gli impiegati dell'azienda, dai contabili ai camerieri, ha non solo dimostrato l'umiltà di Schwartz ma l'hanno reso anche diverso da tutti gli altri magnati del food presenti negli States.