Democrazia o Demagogia? Il Popolo si Ribella

Revolution-antique

“La democrazia è il potere di un popolo informato”. Le parole di Alexis De Tocqueville suonano quanto mai attuali, considerato lo scenario politico attuale. Sul concetto d’informazione ci sarebbe molto da discutere. Tuttavia, la frase del sociologo francese è chiaramente un invito a riflettere. Su cosa?

 

Sulla partecipazione attiva dei cittadini al “gioco della politica”, sulla loro chiara volontà di far sentire la propria voce, di scendere in campo senza limitarsi a guardare dalla panchina, sul desiderio di agire da protagonisti e non da comparse. Potremmo definirla una “rivoluzione elettorale”, cui consegue anche un altro cambiamento: i politici, i rappresentanti, parlano alla pancia degli elettori. Ne comprendono i bisogni – o danno l’impressione di comprenderli – e incentrano i loro discorsi, i loro tweet su questi. Ed ecco che i cittadini si sentono compresi, (forse apparentemente) meno soli nell’affrontare questioni importanti e iniziano a sentirsi partecipi delle diverse questioni politiche e sociali. Si sentono – finalmente – parte di quel qualcosa di grande che condiziona, in un modo o nell’altro, le proprie vite.

 

Lo hanno capito Donald Trump in America, Le Penn in Francia, Salvini e il Movimento 5 stelle in Italia. E’ su questo che hanno puntato gli antieuropeisti in Gran Bretagna.

 

Che si tratti della questione dell’immigrazione (su cui in molti sembrano concordare, con una posizione volta al blocco e all’espulsione di tutti gli immigrati clandestini, con congiunta abolizione degli aiuti finanziari previsti a favore di quegli albergatori che, come dichiarato più volte dal leader della Lega, hanno vergognosamente approfittato della situazione per trarne un consistente vantaggio economico), o che si tratti degli interventi militari in Medio Oriente e della lotta al terrorismo, le posizioni di questi signori sono ormai sempre più condivise dai cittadini.

 

Anche perché, a dirla tutta, negli ultimi dieci anni la disuguaglianza sociale ha guadagnato terreno. Troppo terreno. Ha marcato ancora di più la differenza tra ricchi e meno ricchi; tra chi sta ai vertici e chi alla base della piramide; tra chi decide e chi subisce le decisioni. Decisioni molto spesso non condivise, che negano un senso di appartenenza su cui ancora si sperava di poter fare affidamento.

 

Il popolo, forse, si sta ribellando contro quelle forze, politiche e non, che hanno portato col loro operato tutto questo. Chissà allora che non sia proprio questo ciò di cui i Paesi hanno bisogno. Chissà allora che il malessere su cui si poggiano i discorsi dei “populisti” non sia in realtà uno strumento con cui guadagnare consensi, ma la voce di chi, ormai, non ce la fa più. La voce di chi partecipa e vuole partecipare, curioso di capire come andrà a finire.