Dentro Radiostatale: Intervista alla Nuova Radio UNIMI

A Milano esistono altre realtà come la vostra, stiamo parlando di RadioBocconi e Poliradio. Come è il vostro rapporto con i competitors? Avete delle partnership?

Nessuna partnership. Non c’è neanche una reale concorrenza, facciamo tutti e tre cose diverse.

Radiostatale offre anche una opportunità per gli studenti di avere una esperienza di lavoro inservibile nel proprio CV. Quali competenze ci vogliono per far parte di un progetto del genere?

In un contesto come quello Universitario non è difficile trovare chi si occupi dei vari aspetti, dalla redazione, all’ufficio stampa, a coloro che curano le scalette musicali. È più difficile trovare chi letteralmente “sappia metterci le mani” da un punto di vista tecnico. Noi abbiamo avuto la fortuna di trovare un ragazzo molto preparato della SAE che è stato come una manna dal cielo.
Da un punto di vista economico viviamo sugli investimenti a fondo perso dell’Università che servono a finanziare le attività studentesche. Una volta ci hanno fatto storie anche per aver perso uno scontrino da 2€. Ciò che sta dietro ad una radio è molto complesso e richiede molta cura e precisione.

E se volessimo fare un’audizione per entrare a fare parte di RadioStatale?

Abbiamo pensato ad un processo a due ingressi. Chi vuole presentare un programma originale deve stendere un content, una scaletta della puntata pilota e indicare lo sviluppo in 10 puntate. Dopo di che valutiamo il programma in base anche alla necessità della radio e alla novità che porta. Se selezionato, l’autore viene a fare una prova per vedere come se la cava davanti al microfono, se riesce a gestire il mixer e se non inciampia ogni tre parole. La seconda via è di entrare come persona, in format già esistenti, come il radiogiornale o, cosa che ci serve di più, come personale tecnico, fonici, videomaker, grafici. Per loro c’è proprio una categoria a parte.