Design Week: 5 Regole per una Nuova Philosophy of Furniture

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Finalmente, il Salone del Mobile. Energia, valori e cultura dei designer più cool del momento distillate in una settimana a Milano, caput mundi delle estetiche d’avanguardia che, strizzando l’occhio a Expo 2015, ospita la prestigiosa fiera delle suppellettili fino a domenica 19 aprile. Laboratorio di idee che racconta le abitudini da abitare oggi, ponendo le basi per una futuribile dialettica tra il concetto di living tradizionale e le esigenze di un mondo social in frenetica evoluzione, sempre avido di nuove tendenze.

Nel 1840 Edgar Allan Poe pubblicò sul Burton’s Gentleman’s Magazine di Philadelphia il saggio intitolato The Philosophy of Furniture, descrivendo la sua stanza ideale come luogo dove leggere e pensare: una catacomba contemplativa, rifugio dall’esistenza, santuario senza rumore dove l’anima può trovare una misura di pace.

I tempi, però, sono cambiati. Scrolliamoci la polvere di dosso. Gli esperti dicono che il design sia il costante adattamento delle cose al nostro modo di vivere: una bioarchitettura che si imbeve di sapere relativo sia alle statistiche del consumo altolocato sia alla sfera emozionale dell’uomo contemporaneo. Qual è dunque la filosofia dell’arredamento su cui puntano i brand del presente? Ecco cinque regole per chiarirne gli aspetti essenziali:

1.   Smaterializzazione della materia 

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Uno dei dogmi portanti della nuova filosofia dell’arredamento è liquefare ciò che inutilmente occupa i cm² del nostro spazio vitale. Librerie senza libri si assottigliano fino ad assomigliare a superfici quadrate di acqua flessuosa, da modellare e incastrare a piacere, come evanescenti tessere di LEGO. In tal modo l’individuo non subisce l’irruenza oggettiva delle cose, che invece fluiscono con eleganza smaterializzandosi nella matericità di un luogo necessariamente condiviso da soggetto e oggetto. Il gioco fra noi, oggetti e spazio non è mai stato così semplice.

2.   Alchimia Hi-Tech

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Textile Transmutations, invenzione made in Singapore, non è solo un abito scultura tridimensionale, ma anche e soprattutto un meraviglioso esempio dell’incontro alchemico fra design, fashion e tecnologia. La creazione innesta forme tridimensionali su tessuti variabili, utilizzando il calore, il vapore e stampi su misura. I tessuti 3D vengono tagliati secondo l’andamento di pattern circolari ripetuti, formando sagome di oggetti indossabili, da utilizzare a seconda dei nostri bisogni quotidiani: da comodo scaldaspalle per la mamma, a simpatica tovaglietta breakfast usa e getta per i più piccoli. E se l’abito non fa il monaco, possiamo comunque mettere la bellezza al servizio della praticità. Nostro figlio deve andare a una festa di Halloween senza sfigurare? Ecco un mantellino glam da supereroe. Insomma, opere come questa, realizzate in maniera ecosostenibile rivalutando l’artigianato con ingegnosi abbinamenti di materiali Hi-Tech, riflettono un concept creativo su cui si iniziano a investire milioni di Euro.

 3.   Ipertrofia a LED

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Il Salone del Mobile disegna le traiettorie di un neoumanesimo postmoderno, dove la luce optoelettronica è protagonista. La luce ha lo scopo di inghiottire le zone d’ombra dell’uomo, umanizzandosi. In altri termini, si cerca di spiegare la natura intrinseca e fisica della luce attraverso un percorso meta-antropologico immersivo. Ogni luce è una vita. Ogni luce è una ricerca sull’essenza della luce che pende sulle nostre vite, come una serie di bottiglie matericamente rifunzionalizzate nella liquidità del LED. Propagazione rettilinea, diffrazione, riflessione e rifrazione, sono pensate in modo da essere sincronicamente onda e corpuscolo. La luce si esalta come in un cristallo generando stupefacenti effetti: se la Venere cnidia di Prassitele (IV secolo a.C.) svela la propria divinità nell’atto di togliersi il peplo per immergersi nelle sue abluzioni rituali, le bottiglie a LED hanno una voce, uno stato d’animo, denudano la propria umanità fagocitando tutte le ombre dell’uomo che alberga sotto la loro egida policroma.

4.   Ontologia transfunzionale

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Per stare al passo con i nuovi trend del settore arredo-casa, l’oggetto deve essere transfunzionale, ossia mutare il proprio essere oggetto in rapporto alla funzionalità spaziale suggerita dalla dinamica soggettiva del living in questione. Uno sgabello, ad esempio, deve inglobare un know-how polidirezionale: deve sapersi trasformare da seduta a tavolino, da mero accessorio a principio estetico fondante del living. Il restyling della tradizione passa anche attraverso lo sgabello. Oggetto quotidiano frivolo solo in apparenza. Non a caso Ermenegildo Zegna presenta la seduta Baco, costruita con doghe di botti di rovere, simbolo della ‘terza vita’ del legno per il riciclo e il recupero di botti. Il particolare utilizzo di questo materiale, elemento caratterizzante del progetto Barrique, è esaltato dal gioco cromatico e di contrasti tra il colore violaceo all’interno della seduta e il colore chiaro del rovere nella parte esterna. Ogni pezzo, unico nella sua fattura, è realizzato da un Design Lab costituito ad hoc secondo una strategia flessibile all’insegna del contract più completo, che si è rivelata vincente.

5.   Defenestrazione del non visibile

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Dimentichiamoci de La camera di Vincent ad Arles (Vincent van Gogh, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam), nella cui claustrofobia ciascun oggetto cela e trasuda inquietudini insondabili. Apriamoci, invece, alla trasparenza espositiva del nuovo concept di camera da letto. Non solo il letto – luogo di relax, sogni d’oro e altro – deve tendere a una compenetrazione liquida con il living, ma deve anche mostrarsi (e mostrare); deve mettersi nella predisposizione teorica al dialogo luminoso con l’esterno, come se tutto ciò che normalmente si considerava segreto potesse essere guardato da tutti. Questo neovoyeurismo che pone al centro la libertà espressiva dell’uomo, si esprime concettualmente nella defenestrazione del non visibile, grazie all’abbattimento delle antiche barriere visive e all’istallazione di megafinestre che inondano di luce l’interno. Basta quadri appesi alle pareti. Basta tende che impediscono di ammirare l’essenziale bellezza di un design che mette l’intimità fisiologica dell’uomo in vetrina. La quinta regola della nuova filosofia dell’arredamento si può dunque riassumere nelle ultime (benché controverse) parole pronunciate da Goethe sul letto di morte: ‘Mehr Licht’.