Deutsche Bank Ancora nella Tempesta Finanziaria

Deutsche Bank

Almeno  dall’inizio di questo 2016 si continua a parlare del possibile fallimento o dell’imminente crisi del più grosso istituto di credito tedesco, la Deutsche Bank.

Un avvenimento che non ti aspetteresti, considerando che la banca è tra i più importanti player della finanza internazionale: quasi 100.000 dipendenti, circa 850.000 clienti, una cinquantina di sedi nel mondo, servizi bancari globali dal corporate and investment banking al private banking passando per il retail banking e il wealth management, se non fosse che da un paio di settimane le sue azioni non fanno più parte dello Stoxx Europe 50, l’indice di titoli con le maggiori società appartenenti all’eurozona.

Ma cosa è accaduto al gigante tedesco?

I primi problemi arrivano a fine 2015, quando la banca registra una perdita record di 6.8 miliardi di euro rispetto ai 94 milioni dell’anno precedente.

Pesano l’enorme partecipazione detenuta nella banca cinese Hua Xia Bank, che viene svalutata in seguito a una perdita durevole di valore a causa del crollo dei mercati asiatici e l’ampia somma da accantonare ogni anno per le battaglie giudiziarie.

Verso l’inizio di Febbraio se ne contavano almeno sei mila in giro per il mondo, per una cifra che dal 2012 si aggira attorno ai 18 miliardi di euro: la vicenda più significativa però è stata quella della manipolazione dei tassi interbancari Euribor e Libor, per cui gli investitori privati potrebbero chiedere altri rimborsi

Un gigante in difficoltà, che spaventa i mercati e continua a trovarsi nel bel mezzo di una tempesta finanziaria: secondo i dati del Sole 24 Ore il titolo della DB ha perso il 53,57% del valore in un anno e se si guarda ancora più indietro dal 2007 ad oggi il titolo ha perso il 90,03% del valore e la capitalizzazione della società è scesa a 16 miliardi. Per dare un’idea, la capitalizzazione di Intesa Sanpaolo è a 32 miliardi.

Inoltre,  dai dati forniti da Mediobanca il valore dei derivati in rapporto al totale dell’attivo è 31.2, l’indebitamento finanziario (leverage ratio) è 29 volte il patrimonio netto e l’utile è crollato da 790 a 20 milioni; dati preoccupanti, considerando che la banca ha visto iniezioni di capitale per circa 21,7 miliardi di euro.
La banca ha dichiarato di star attraversando un periodo di “profonda ristrutturazione“, di cui però non si è compreso il driver strategico; il mercato non ci crede e le vendite sono moltissime.
In più si aggiunge George Soros che nei giorni successivi al referendum sulla Brexit, scommette sul fallimento dell’istituto e così i rendimenti dei CDS schizzano verso l’alto.

Dopo  il fallimento di Lehman Brothers con un rating molto elevato, il valore dei CDS è diventato un ottimo indicatore di rischio: sono un’assicurazione che protegge il creditore dal rischio di fallimento del suo debitore, in questo caso il sottostante è la banca, se il valore dei CDS sale la probabilità di default aumenta.

Ad esempio, in questi mesi in vetta alla classifica per il valore dei CDS troviamo Monte dei Paschi poi Deutsche Bank e infine Unicredit.

Tutti questi numeri lasciano molto perplessi sul futuro della banca, ma proprio per la sua grandezza ed importanza nel sistema bancario, è lecito pensare che verrà fatto ogni sforzo per risollevarne le sorti.

Ludovico Cesare Boero (Per Liveconomy, Università Cattolica del Sacro Cuore)