Deutsche Bank, se la Prossima Lehman Parla Tedesco

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Le multe non sono mai state un problema: basta avere i soldi per pagarle. Casi in cui aziende hanno dovuto pagare sanzioni per comportamenti scorretti sono molti e in quasi tutti i settori, il più recente dei quali è senza dubbio quello di Apple, costretta dalla Commissione Europea a pagare 13 miliardi di dollari per questioni fiscali.

Le banche, contrariamente a quanto si può pensare, non ne sono esenti. In questi giorni le autorità statunitensi hanno chiesto a Deutsche Bank un risarcimento di 14 miliardi di dollari per frodi commesse ai danni dei consumatori riguardo ai mutui sub-prime (per capirci, quelli che hanno dato il via alla crisi del 2008). Come se non bastasse, ci sono sospetti di manipolazione sui tassi di interesse, sui metalli preziosi e infine (almeno speriamo) di riciclaggio di denaro con la Russia. Il giornale tedesco Sud-Deutsche Zeitung ha immediatamente parlato di “guerra commerciale” scatenata dalla decisione della Commissione Europea sulle sorti di Apple.

Non abbiamo intenzione di prendere le parti dell’uno o dell’altro, tuttavia l’aspetto rilevante è che l’azienda americana sarebbe in grado di pagare la multa, mentre la banca tedesca finirebbe, senza mezze parole, gambe all’aria. Deutsche Bank ha chiuso il bilancio 2015 con una perdita di 7 miliardi di euro dopo un accantonamento di circa 6 miliardi per far fronte ad eventuali controversie giudiziarie. Questi accantonamenti coprono meno della metà della richiesta di risarcimento. L’attuale patrimonio della banca tedesca è appena al 4% del totale dell’attivo: questo indice, chiamato leverage, è uno dei principali parametri che la Banca Centrale Europea guarda per valutare la solidità e i rischi del settore finanziari. Per fare un confronto, la nostra Banca Intesa viaggia ad un rapporto molto più virtuoso, pari a circa 7%.

A tutto ciò, per i tedeschi, si aggiunge un’esposizione ai crediti deteriorati di oltre 7 miliardi di euro, che rappresentano il 13% del capitale. Anche per non addetti ai lavori questi numeri fanno capire che Deutsche Bank stia ballando sull’orlo del baratro. A ulteriore conferma, si consideri che nel maggio 2007 DB quotava al New York Stock Exchange 160 dollari per azione, mentre in questi giorni segna un prezzo sotto i 12 dollari.

Non è il caso di fare commenti sensazionali: la storia, in genere, non si ripete. Ma oggi più che mai dovrebbe rappresentare un’utile guida per capire cosa ci aspetta in futuro. Della “follia finanziaria” del 2008 dove le banche di Wall Street avevano un debito 32 volte il loro capitale stiamo ancora, ciascuno di noi, pagandone in vario modo le conseguenze. Alcuni dei responsabili sono stati multati: Bank of America con 17 miliardi di dollari, JP Morgan con 13, Citigroup con 7 e Goldman con 5.

Non scordiamoci, però, che il grande crollo finanziario non è iniziato dalle multe, ma dal fallimento della banca Lehman Brothers. Per chi avesse voglia e tempo di approfondire l’argomento, il consiglio è di leggere il libro testimonianza di Andrew Ross Sorkin dal titoloIl Crollo, Too Big to Fail” dove potete trovare tutti i retroscena di come Wall Street e Washington abbiano cercato di salvare il sistema finanziario e, soprattutto, se stessi.