Digital in the Round: uno Sguardo oltre Facebook

digital in the round

Il ciclone creatosi con l’acquisto multimiliardario di Whatsapp da parte di Facebook non ha ancora esaurito la sua forza. Tante, tantissime le interpretazioni sulla mossa di Zuckerberg. Una delle più interessanti è concepire il tutto come il tentativo di Facebook di svecchiarsi. Sì, perché l’età media degli utenti del social network più famoso al mondo sta crescendo vertiginosamente e ha superato la soglia dei 40 anni. Il re dei social network è infatti molto forte nei Paesi dell’OCSE,dove l’età media della popolazione è più alta, mentre ha difficoltà nei BRICS e nei Paesi emergenti dove la sua diffusione è bloccata da alcuni agguerriti concorrenti. Qui veniamo a Digital In the Round, interessante progetto padovano che vuole raccontare la realtà dei social media “extra-occidentali”. Ci racconta tutto Guido Ghedin, uno dei partner e fondatori di DITR.

Che cos’è Digital In The Round e come è nato il vostro progetto?

Digital In The Round nasce come progetto culturale all’interno di Young Digitals, la digital agency di cui sono partner e dove lavoro. L’idea di partenza è semplice: la consapevolezza che il “Primo Mondo” non esiste più, e che i Paesi emergenti, o recentemente emersi, sono e saranno sempre più importanti. Banalmente, circa il 50% degli utenti Web mondiali, oggi sono in Asia. Con DITR informiamo e pubblichiamo report per ogni continente firmati da professionisti del digital provenienti da diverse aree del mondo, ma organizziamo anche eventi. Grazie a DITR, dopo un solo anno, siamo già in contatto con nuovi clienti internazionali, abbiamo partecipato alla Cina Internet Conference a Pechino, mentre a marzo saremo all’ArabNet di Beirut.

Come lavorate? Raccontaci la vostra giornata tipo.

È difficile individuare una giornata tipo in Young Digitals. Oggi siamo 13 in agenzia. Nonostante si viaggi molto, il lavoro di gruppo è costante e l’ambiente in ufficio è piacevole. Gestiamo la comunicazione digitale nel settore consumer di clienti internazionali come Müller, Fanta e Benetton. In particolare, io mi occupo di ricerca e dei progetti culturali, quindi spesso passo le giornate a scoprire quali sono i brand più conosciuti in Pakistan, o quali i social network più utilizzati in Egitto.

Oltre che di Social, Young Digital si occupa di Digital Marketing. Ma quanto è effettivamente efficace la pubblicità sui social?

Più che efficace, è necessaria. Oggi l’homo sapiens sapiens passa le giornate su Internet, che sia PC o telefono. Internet oggi raggiunge oltre 2,5 miliardi di persone nel mondo: non esistono alcun media di proporzioni simili. La comunicazione sui social media è fondamentale per le aziende, tanto quanto lo è la pubblicità in TV o i volantini door-to-door. Tutto dipende dagli obiettivi e dal target. Sicuramente la comunicazione su Internet può essere monitorata in modo molto più preciso, dà riscontri immediati e – cosa non banale – permette di fallire e cambiare strategia più velocemente.

Su quali aree geografiche vi state concentrando?

Il focus oggi è su Cina e Russia: abbiamo delle risorse interne madrelingua che hanno deciso di venire a lavorare da noi da Shanghai e da Mosca, ma osserviamo con attenzione anche quello che succede in India – il vero gigante del futuro di Internet – Brasile, Messico, Sud-Est asiatico, Africa, Medio Oriente e mondo arabo. Digital In The Round è bello perché ci permette di muoverci in tutto il mondo, parlando sia di marketing e tecnologia che di cultura ed antropologia.

Cerchiamo di approfondire: come descriveresti il panorama Social in Cina e Russia?

Come è noto, Internet in Cina è ed è sempre stato bloccato dal Great Firewall che non permette di accedere a siti occidentali. Ma anche senza le piattaforme americane oggi l’ecosistema digital cinese può dirsi completo ed efficiente: il primo vero social network cinese, in realtà un software di messaging, è nato nel 1999, si chiama QQ ed è ancora molto diffuso. Poi c’è RenRen, il cosiddetto “Facebook cinese”, nato nel 2005, ben prima che Facebook arrivasse in Europa, e Sina Weibo, basato su Twitter, ma presto evolutosi in una piattaforma unica nel suo genere. Sina Weibo infatti è nato nel 2009 e, con più di 500 milioni di iscritti, si classifica come il social network più diffuso, se escludiamo la mobile app WeChat, partorita un paio d’anni fa dalla stessa azienda che ha lanciato QQ. Insomma, è uno scenario complesso, indipendente e in rapidissima evoluzione. In Russia, dove l’accesso al Web non è bloccato, Internet si è evoluto a livello locale, all’interno di quella che si chiama Runet. Questo spiega i numeri di piattaforme in lingua russa come Vkontakte e Odnoklassniki, nate a metà anni 2000 e basate sul modello Myspace/Facebook, e di Yandex, il principale search engine nella Runet, un colosso che fattura miliardi di dollari.

Quale Paese emergente sta dimostrando maggiore dinamismo in ambito social?

È difficile individuarne uno. La Cina è qualcosa di incredibile, con un numero di utenti Internet pari al doppio di tutta la popolazione americana. L’utilizzo di mobile, social TV ed e-commerce in Cina è, in alcuni casi, avanti di anni anche rispetto al mondo occidentale. Un’area che personalmente reputo molto interessante sia a livello di numeri complessivi, che di startup e piattaforme locali digital di successo è l’Africa Subsahariana, con in testa Kenya e Nigeria.

Sbilanciati: quale sarà il prossimo social network di successo?

Abbiamo appena assistito alla seconda ondata di social network, dopo la prima avvenuta a metà 2000, ed è la generazione dei mobile social network come WeChat, LINE, Viber e Whatsapp (che non a caso è appena stata comprata da Facebook). Molte di queste app sono nate in Asia, e la cosa è molto interessante: WeChat è il presente ed il futuro del digital in Cina, ad esempio. Forse è ancora presto per definire quale sarà il nuovo grande trend: la guerra delle IM app, della seconda generazione di social media, è appena entrata nel vivo.