Dimmi che Donna Ti Piace e Ti Dirò da Dove Vieni

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Si dice che la bellezza stia negli occhi di chi guarda. Si dice che sia soggettiva e mai oggettiva. Che la bellezza non sia concreta, ma che rifletta le tendenze, i gusti e le usanze che mutano nel tempo in base al contesto economico, storico e sociale.

Pensiamo al corpo femminile e ai canoni di bellezza dei secoli passati. In molte epoche, le donne provenienti da famiglie abbienti potevano ovviamente permettersi di non lavorare e mangiare in abbondanza. Le donne esili e con qualche muscoletto erano invece le donne del popolo, costrette a lavorare e a usare le mani per potersi nutrire. Le forme morbide e voluttuose vincevano sui fisici minuti, perché sinonimo di benessere. La stessa cosa valeva per l’abbronzatura: le donne altolocate e benestanti avevano visi pallidi che non smettevano di incipriare per distinguersi dalle lavoratrici, dalle contadine, che lavorando all’aria aperta mostravano inevitabilmente segni di abbronzatura. Insomma, siamo molto lontani dall’età contemporanea, dove media e società impongono fisici sottili e allenati, abbronzature immediate, diete miracolose e modelli di donna irreali e irraggiungibili.

Solo attualmente si stanno abbandonando nuovamente questi canoni e si è tornati a vedere la bellezza come un mondo a parte, troppo vasto per essere definito. E se sulle passerelle troviamo modelle magrissime, stiamo assistendo alla nascita di brand dedicati a taglie morbide. Persino sulle copertine dei giornali troviamo la “skinny” Cara Delevigne accanto all’icona “curvy” Kim Kardashian, o la bellissima Elliott Sailors, che sfrutta i suoi tratti androgini per sfilare anche per la moda uomo, vicino a Kate Upton modella 21enne dal seno prosperoso.

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, ma fondamentalmente la bellezza a cosa è collegata?

Non dipende solo dal benessere mentale e fisico di una persona, ma anche da quello del paese dove vive. Questa è la teoria di Urszula Marcinkowska dell’Università di Turku, Finlandia. Secondo questo studio pubblicato su “Biology letters”, gli uomini dei paesi più floridi pensano che le donne con tratti femminili marcati siano le più attraenti, e al contrario, nei paesi meno sviluppati e ricchi, gli esponenti del sesso maschile prediligono i tratti più mascolini in una donna.
Urszula è arrivata a tal conclusione dopo aver sottoposto 2.000 uomini, provenienti da 28 diversi paesi del mondo, all’osservazione di diverse versioni di un viso femminile, modificato donandogli sembianze e tratti più femminili grazie ai differenti livelli di estrogeni, e più marcati, duri e maschili, grazie ai differenti livelli di testosterone.

È stato inoltre dimostrato che un forte quantitativo di estrogeni, e dunque dei tratti dolci e femminili, sono sinonimo di fertilità, e vengono prediletti dagli uomini perché teoricamente rappresentano un eventuale successo riproduttivo. Al contrario, il testosterone e dunque i tratti forti e decisi trasmettono dominanza, e sono comunque collegati alla maternità perché rappresentano agli occhi maschili la capacità di prendersi cura dei figli dopo la loro nascita.

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Come si può vedere dal grafico, la corrispondenza tra benessere del paese e l’indice di preferenza dei tratti femminili è evidente e chiara, ma le cause di questo legame sono ancora ignote. Fino al prossimo studio, ci dovremmo accontentare di spiegare la bellezza come qualcosa di assolutamente soggettivo, di astratto e di volubile, poiché il bello è semplicemente ciò che fa innamorare il nostro sguardo, ciò che ha il sapore di “vero”, ciò che in un istante ci uccide e ci dona la forza e un valido motivo per tornare a vivere.