Donne, Vi Prego: Lasciate che Sia l’Uomo a Conquistarvi

baciamano

Questa storia della parità dei sessi è una cazzata. Sotto innumerevoli punti di vista, anche se quest’oggi circoscrivo il mio brillante polemizzare a quel poetico processo volgarmente definito “conquista”. Dico volgarmente perché è un termine più abusato delle reti ortopediche di casa Siffredi e perché ormai ahimè ci si è convinti che conquistare una donna coincida col portarla a letto. Quando generalmente quello è proprio il momento in cui si rischia di perderla, ma questa è un’altra storia.

Sì, ho detto conquistare la donna. Perché diciamolo, siamo davvero poco geneticamente portate a provarci. Ed è fottutamente giusto così. Ci sarà un motivo se nella storia e nella letteratura gli esempi in cui lei compie eroiche gesta per lui o gli dedica romantici epigrammi sono vicini allo zero. Le uniche figure un attimo attive e intraprendenti con l’altro sesso che mi sovvengono sono Saffo, Elena di Troia e Cleopatra. Una si è lanciata da una rupe nel mar Ionio perché non ricambiata, l’altra, più contesa del trofeo Tim tra Inter e Milan, ci ha regalato una guerra, due poemi e un epiteto oggi più o meno valido per denigrare qualsiasi cosa di genere femminile urti la nostra sensibilità (e.g. “mi ha morso una zanzara, quella Troia”), l’ultima ha imbambolato i due condottieri più virili del suo tempo e ha finito per suicidarsi con un serpente. La donna è meglio che non ci provi.

Cleopatra

Abbiamo questo privilegio di poter stare lì comodamente recumbenti in attesa del provinante successivo e scegliamo di scomodarci agendo per prime. Il che non va bene per una serie di motivi, oltre alla fatica di alzarsi dallo scranno. Innanzitutto perché la donna ci prova solitamente in due contesti: dietro uno smartphone o da ubriaca. E in nessuno dei due casi ci fa una bella figura. Nel primo perché tende a rendersi ridicola entrando in un circolo vizioso fatto di spunte blu, improbabili messaggi vocali, finti errori di digitazione (“OOOPS, volevo dire lana caprina e invece ho detto pecorina, hihihihi”) e invio compulsivo di fotografie semi osé che o lo becchi in pieno orario onanistico o è molto più probabile che anziché turbarlo lo facciano divertire. Con gli amici. E le amiche. A cui le inoltra. Perché sì, le inoltra.

Ragazze ubriache

Il secondo caso è forse anche peggio. L’approccio sbronzo punta più sulla rapidità d’azione che sul logorante bersagliamento progestinico ma non permette di realizzare che reputazione e fascino possano essere falciati all’unisono e in meno di cinque secondi. Anche perché fa tristezza a me vedere un uomo privato di spina dorsale e amor proprio dall’alcol quindi non immagino l’effetto che possa fare su una donna. Anche perché una volta che gli cadi addosso brandendo il reggiseno e urlandogli tutto il tuo amore poco prima di vomitargli sulle Clarks sappi che se un giorno e sei litri d’acqua dopo tu ti sarai dimenticata tutto, bè, lui no. E se mai ti scriverà sarà per chiederti cosa avevi mangiato la sera prima perché c’è una macchia verde che non va via dal camoscio.

Ma l’altro motivo fondamentale per cui una donna dovrebbe religiosamente astenersi dal provarci – a mio parere dovremmo anche astenerci dal guidare e avere automatico diritto a un autista brasiliano di 18 anni vita natural durante – è che l’uomo ha da caccià. E più è uomo più questa cosa è per lui fondamentale. Ha bisogno di osservare, annusare, scegliere, puntare, attaccare. Ha bisogno di fare quel tanto di fatica che lo tenga sospeso tra il sì e il no il tempo giusto perché tu lo convinca di aver scelto ciò che il ginepraio aveva di meglio da offrire. Altrimenti non c’è gusto. È come un cacciatore che inizia a prepararsi, indossa gli stivali, il cappellino in tweed, lo smanicato verde con mille tasche, lucida il binocolo e spolvera il fucile, lo mette in spalla, chiama a sé il beagle da riporto, apre la porta carico di aspettative e si trova il leprotto morto lì sullo zerbino. È molto più probabile che scavalchi il corpicino e vada in cerca di qualcosa che lo stimoli piuttosto che tenti di rianimarlo per poi dargli il colpo di grazia.

Cacciatore

Al di là di questa metafora che non volevo mi uscisse così cruenta ma ormai è andata, c’è in realtà qualcosa che la donna può e deve fare. Innanzitutto sì, è lui a galoppare ma siamo noi a tenere le redini, lui corre ma noi indichiamo la direzione, lui avanza ma noi definiamo i confini. Lui arriva fin dove noi gli permettiamo. Il che è già molto. Se poi vogliamo spingerci verso un ruolo più attivo (anche perché alla fine sono la prima a divertirsi molto di più nei panni di golden retriever che di leprotto) bè sì, è possibile. Ma va fatto in modo discreto e sfuggente, da farlo sembrare quasi casuale, improvvisato, privo di sforzi e disegni superiori. L’attenzione all’altro va dosata, ogni mossa deve fargli pensare (e temere) di essere l’ultima. Si deve agire in modo tale che in qualunque momento il processo si arresti noi ci possiamo definire fiere del nostro operato, avendo detto tutto senza dire niente, provocando senza sbilanciarci, concedendo senza concederci. No, non voglio ergermi a esperta di ars amatoria, non ci ho mai capito un cazzo neanch’io e se avessi la verità in tasca non lavorerei in banca ma gestirei la posta del cuore di Vagina Moderna. E darei comunque lo stesso consiglio, perché alla fine qualcosa sulla nobile arte della seduzione l’ho imparata: cioè che la cosa più sexy, in una donna, è la dignità.