Dove Vivono i Grandi Maestri dell’Architettura Contemporanea?

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La 53esima edizione del Salone Internazionale del Mobile si è appena conclusa; croce e delizia dei fanatici presenzialisti, di sedicenti designer, di imbucati professionisti e, da ultimi, di coloro che della creatività fanno una professione, per davvero. Il rischio è che, essendo il design studio della forma, esso finisca per attirare soprattutto gli amanti della superficie, dell’apertivo seriale, dell’esserci per il solo fine di essere visti, offuscando, così, i demiurghi del bello: il desing è sì forma, ma elevata a contenuto.

Massimi esponenti di questa residuale, ma determinante categoria non possono che essere le archistar, architetti internazionali di genio, spesso “stelle” loro malgrado. E proprio a loro è stata dedicata la mostra-installazione “Dove vivono gli architetti”, curata da Francesca Molteni e da Davide Pizzigoni, prodotta da Cosmit ed ospitata per tutta la durata del Salone presso il Padiglione 9 di Fiera Milano, a Rho. Per la prima volta – a dispetto della comprensibile gelosia che nutrono verso le loro stanze – i grandi architetti mostrano parte delle proprie abitazioni, frutto dell’estro non vincolato da alcuna committenza, se non dalla propria, probabilmente la più severa. Al di là del carattere voyeuristico, ciò che colpisce sono le atmosfere, le piccole ossessioni di queste grandi personalità.

Tra le discipline progettuali l’architettura domestica è certo una tra le più interessanti. Infatti, si unisce indissolubilmente al design, alle esigenze più o meno fondamentali dei suoi abitanti: mostrare il luogo in cui si abita equivale a rivelare un pezzo della propria anima. Questi spazi rappresentano a pieno l’immagine pubblica, la poetica dei loro proprietari, ma, solo in parte, si trovano in linea con le altre opere realizzate. Ciò che questa mostra interattiva ha regalato al pubblico, circa 300 mila visitatori, è una finestra sui modi di essere di chi sta cambiando i volti, la funzione delle nostre città e dell’architettura contemporanea in genere.

Tutti gli otto nomi sono d’alto profilo: Ban, Bellini, Chipperfield, i coniugi Fuksas, Hadid, Libeskind, Jain Bijoy e persino il riservatissimo architetto-regista brasiliano Kogan. Una volta entrati nell’intimità delle (solitamente) inaccessibili wunderkammer dei protagonisti dell’architettura mondiale emerge il loro carattere inconfondibile: Mario Bellini mostra con orgoglio la libreria di 9 m d’altezza all’interno del suo appartamento ottocentesco, nel cuore di Milano; Jain, un’immensa piscina esterna circondata dagli amati cani, ben 23; Libeskind, invece, nonostante ami cambiare spesso residenza per via di una continua spinta innovatrice, confessa di cedere sempre alla realizzazione di almeno un’intera parete rossa. Manie e stravaganze fondamenta di ciò che si è soliti definire stile.