Drogati di Religione?

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Qualche giorno fa, uno studio pubblicato su Social Neuroscience ha dimostrato che i pensieri rivolti alla sfera religiosa e spirituale dell’esistenza attivano, negli appartenenti alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (meglio conosciuti come Mormoni) i sistemi di ricompensa neurologici nel nucleus accumbens del cervello, la medesima area che può essere stimolata da amore, sesso, droga e musica.

Questa ricerca fa parte di un nuovo campo del sapere, la neuroteologia, che si occupa dei nessi tra la religione e il cervello umano. Questa area dello scibile, secondo Jordan Grafman – a capo del laboratorio di neuroscienza cognitiva al Rehabilitation Institute di Chicago – è importante in quanto la pratica religiosa, in tempi antichi, ha aiutato il nostro cervello a svilupparsi: “la religione ha giocato un ruolo incredibilmente importante nell’evoluzione umana”, dice Grafman; “è divertente, come la gente separa le due cose mentre sono invece collegate l’una all’altra”.

Tale relazione funziona anche nel senso opposto: prima della nascita delle religioni, è stato necessario che il cervello sviluppasse la capacità di stabilire comportamenti e comunità sociali, che sono un prerequisito imprescindibile per l’emergere di una società religiosa. Continua Grafman: “Quando le società umane divennero più cooperative, il nostro cervello si sviluppò di conseguenza, portando all’emergere di comportamenti che influenzarono essi stessi il nostro cervello, aiutando a scolpire la mente umana”.

Ma altri studi sembrano suggerire che l’area del cervello che nei Mormoni è attivata dalla preghiera possa essere stimolata da tutt’altre cose in persone meno credenti, a seconda dei loro interessi.